Il nuovo decreto Cinema sancirà la morte della creatività

L’Italia non ha mai creduto nella meritocrazia e, probabilmente, non crederà mai nemmeno alla libera concorrenza. L’ultimo decreto legislativo proposto dal ministro Franceschini e approvato dal Consiglio dei ministri obbligherà le piattaforme televisive e quelle online a trasmettere una certa quota di film e fiction di produzione esclusivamente italiana. È l’apoteosi del protezionismo “made in Italy” che se ne infischia della libertà di scelta dell’utente e, soprattutto, promuove le rendite di posizione.

Che cosa prevede nel dettaglio questa modifica al Testo unico della Radiotelevisione? Che il 55 per cento (il 60 dal 2020) dei film e delle serie tv mandate in onda dalle televisioni italiane devono essere di produzione europea e, per la Rai, almeno la metà di queste devono essere italiane, mentre per tutte le altre emittenti “solamente” un terzo. In prima serata, il momento clou degli ascolti e dei ricavi pubblicitari, la quota ammonterà al 12 per cento sulla italianissima Rai e al 6 per cento per tutti gli altri. E non è finita. Le previsioni per esaltare il “made in Italy” verranno anche estese alle piattaforme on demand come Amazon e Netflix. La notizia peggiore è che il decreto anticipa una normativa europea in corso di approvazione e dunque avallata dal regolatore sovranazionale.

Leggi l’articolo di Giacomo Bandini Alessandro Giuli su Tempi.it

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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