MiBACT: La cultura può aiutare il Paese a rinascere

Il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo sta vivendo una nuova primavera: mai come oggi si era tanto scritto e sentito parlare delle sue politiche. Ma accanto all’entusiasmo di buona parte dell’opinione pubblica si è levato un coro di dubbiosi che imputano al Ministro e alla sua riforma una mancanza di attenzione alla qualità dell’offerta museale.

Il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo sta vivendo una nuova primavera: mai come oggi si era tanto scritto e sentito parlare delle politiche di un dicastero che tradizionalmente ha sempre avuto un ruolo di secondo piano in Italia, nonostante la ricchezza artistica e culturale del Paese.

Questa svolta è arrivata con l’insediamento del Ministro Dario Franceschini a guida del MIBACT. Tra le sue politiche più note ci sono l’istituzione dell’Art Bonus, il riconoscimento, nel 2015, del ruolo della cultura come servizio pubblico essenziale e le tanto discusse nomine dei cosiddetti “super-direttori” di alcuni importanti musei italiani.

Proprio in occasione dell’anniversario di quest’ultimo evento, lunedì 13 novembre si è svolto all’interno delle Terme di Diocleziano a Roma un incontro alla presenza del Ministro e dei primi direttori dei musei autonomi, in cui sono stati illustrati i numeri prodotti dalla riforma dei Musei italiani iniziata nel 2014.

I dati maggiormente interessanti sono quelli che riguardano i visitatori nei musei statali, che sono aumentati del 18,5% (+7 milioni), arrivando a 45,5 milioni di ingressi nel 2016. Una cifra record seguita nel 2017 sempre da un trend di crescita positivo: tra gennaio e settembre i visitatori sono cresciuti del +9,4%, e gli introiti sono aumentati del +13,5%.

Accanto all’entusiasmo di buona parte dell’opinione pubblica si è levato un coro di dubbiosi. I detrattori imputano al Ministro e alla sua riforma una mancanza di attenzione alla qualità dell’offerta museale e nei confronti delle piccole realtà. È da premettere che i dati presentati certamente non costituiscono un punto di arrivo, ma una valutazione in itinere, un momento di analisi dello stato dell’arte. Esistono indubbiamente problemi legati ad alcune realtà museali le quali faticano a sopravvivere ed è comprensibile la sorpresa di alcuni nel vedere alcuni luoghi della cultura adibiti temporaneamente a palestra o a passerella per sfilata di moda.

Bisogna però tener conto della commistione tra pubblico e privato e del mutare della società nella fruizione del patrimonio artistico, ormai sempre più improntata alla condivisione delle esperienze sui social network e sugli eventi. Si tende inoltre a non ricordare che il patrimonio artistico culturale può generare un valore economico; una ricerca Ciset, Centro Internazionale di Studi sull’economia Turistica, sulla relazione tra cultura e turismo ha analizzato gli effetti di un evento sul tessuto economico territoriale; è stato stimato che per ogni euro di investimento nell’organizzazione di un evento si crea, nel territorio di riferimento, un valore aggiunto di circa 5 euro.

Per quanto concerne la riqualificazione del patrimonio culturale, il Mibact il 29 settembre 2017 ha approvato un programma di interventi di restauro e valorizzazione dei beni culturali utilizzando i “Fondi rinvenienti 2007-2013“, per un importo complessivo di 68.850.000 di euro per il 2017, e provenienti “dal rimborso comunitario e nazionale delle spese sostenute e certificate nell’ambito del POIn ‘Attrattori culturali naturali e turismo’ Fesr 2007/2013”. A ricevere i fondi non solo luoghi celebri, come il Parco della Reggia di Caserta, ma anche nuove realtà come l’ex convento del Carmine a Scicli.

D’altra parte come dice il sociologo Derrick de Kerckhove: “L’Italia deve smetterla di credere che possedere un hardware culturale, ossia i monumenti, le architetture e le opere d’arte che la contraddistinguono a livello mondiale, le basti a produrre ricchezza. Capisca, invece, che è necessario aggiornarsi alla dimensione digitale“. Su questo punto purtroppo ci sono ancora carenze da sanare: molti musei non dispongono di siti internet funzionanti, va da sé che con tutta probabilità all’interno degli stessi non esistano spiegazioni interattive delle opere e affini; il Ministero tra 2015 e 2016, tramite la startup toscana Travel Appeal, ha analizzato i commenti in rete riguardanti l’esperienza dei visitatori nei 20 musei nazionali più grandi. Il sentiment, aggiornato a dicembre 2016, in generale è risultato positivo per l’86,6% dei visitatori, ma la presenza sul web, anche se migliorata, ancora non ha raggiunto livelli ottimali.

Avere chiari questi processi non significa mercificare la cultura e neanche snaturarla, è sempre necessario rispettare il patrimonio e non scadere in volgarità; d’altra parte economia e arte sono sempre state legate, basti pensare alle corti europee che accrescevano il loro prestigio invitando i migliori artisti versando loro come controparte per i capolavori prodotti una ricompensa pecuniaria. Non si tratta di considerare l’arte un mero scambio economico, ma anzi di regalare al settore una nuova vita e porlo finalmente in una posizione privilegiata: la cultura può aiutare sé stessa e l’intero Paese a rinascere.

Cristina Bianco Chinto

Cristina Bianco Chinto si è laureata in Lingue e Culture dell'Asia e dell'Africa all'Università degli studi di Torino con una tesi su iconoclastia e distruzione del patrimonio artistico e culturale nei Paesi Arabi. Laureanda in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli, ha cercato di convogliare il suo forte interesse per la cultura e le arti nei suoi studi. Membro del laboratorio d'arte Luiss e dell' associazione Culturit, è appassionata di arte, musica, teatro sociale, nuovi media e politiche partecipative.

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