Parlamentarismo e Sovranismo

salvini

Non si può sapere quale sarà l’esito preciso della crisi politica aperta da Salvini. Ma i conseguenti primi passi  sono ormai chiari e non privi di significato.

La prima cosa è che l’apertura della crisi non ha di sicuro rispettato il criterio sovranista. Non solo perché Salvini non ha convinto il Presidente del Consiglio a rassegnare subito le dimissioni facendo una crisi extraparlamentare (e ha dovuto presentare la mozione di sfiducia). Soprattutto perché un dibattito parlamentare, pur certificando  la fine di questo governo giallo verde,  innesca dinamiche operative sgradite alla concezione sovranista. A cominciare dalla responsabilità della crisi dovuta alla scelta della Lega di non voler più seguire il Contratto di Governo.

Infatti non ha fondamento lo slogan salviniano contro il presunto governo dei NO del M5S. In questi 15 mesi, il Contratto (giusto o sbagliato) è stato rispettato, il M5S ha insistito fino all’ultimo di voler proseguire e la Lega non può dire di accorgersi solo oggi di avere una cultura politica assai diversa da quella degli alleati, Conte e M5S. La realtà è che la Lega, dopo le Europee, non sopporta più di non avere la guida del governo (anche quando ottiene la TAV fuori del Contratto). Il che è legittimo ma significa rendere noto a tutti che  la Lega ritiene essere la sola in grado di governare l’Italia. Quindi va superata la scelta elettorale del 4 marzo 2018 di escludere un governo imperniato sul PD o sulla destra, e l’obiettivo è far vincere la destra senza ambiguità  di tipo tedesco.  La destra sovranista, appunto.

Questo ritornare all’antico non può che stimolare l’opporsi di tutti coloro che non condividono il sovranismo.  A cominciare dal Presidente della Repubblica, che, nell’esercizio delle sue prerogative, è presumibile non accelererà la corsa alle urne voluta da Salvini, perfino contro le procedure consolidate sul gestire una crisi di governo.  Ed è proprio in questa logica che risalta il ruolo del Parlamento, come luogo deputato a trovare una via di collaborazione possibile tra progetti differenti. Si troverà una maggioranza di scopo per varare prima delle elezioni due cose, il taglio di 345 parlamentari (riforma al voto finale già previsto alla Camera il 9 settembre) e una legge di bilancio adeguata ai bisogni del paese e rispettosa delle regole UE (cosa che dovrebbe essere meno difficile, dopo il voto grillino alla Von der Leyen e senza Salvini)?

Sarebbe  assai positivo entrare in questa logica del ragionare sui problemi (tipica della cultura politica liberale) e non del vellicare le emozioni, adatte a vendere unguenti miracolosi, tanto care ai sovranisti. E siccome per entrarci occorre una maggioranza in Parlamento, non resta che sperare che il PD riesca almeno qui a tornare realista e dia il proprio apporto a tener lontano il paese dall’onda sovranista, che non è un destino inevitabile. Venerdì pomeriggio il PD ha chiesto di discutere, prima della sfiducia a Conte, la mozione di sfiducia a Salvini presentata da tempo al Senato. Speriamo sia un sintomo che il PD sta tornando realista

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