Perché nessun politico parla del debito pubblico?

La prossima campagna elettorale sarà incentrata su diversi temi “caldi” fra i quali sicuramente immigrazione, lavoro, fisco e pensioni. Una cosa è certa: manca il tema del debito pubblico che invece dovrebbe essere tra le priorità di qualsiasi forza politica.

La prossima campagna elettorale sarà incentrata su diversi temi “caldi” fra i quali sicuramente immigrazione, lavoro, fisco e pensioni. Una cosa è certa: manca il tema del debito pubblico che invece dovrebbe essere tra le priorità di qualsiasi forza politica che ambisce a governare per risollevare le sorti di questo malandato paese. Eppure nessuno lo ha mai nominato nell’ultimo anno e tutti si guarderanno bene dal farlo anche nei mesi che precederanno le Elezioni Politiche del 2018. Perché?

Ci sono due ordini di motivi. Il primo, forse il più banale ma da non sottovalutare affatto, è che l’elettore medio italiano è profondamente digiuno di qualsiasi nozione economica. Una interessante ricerca portata avanti dal CeRP (Center for research on pension and welfare policies), basata sull’Indagine sul risparmio 2017 del Centro di ricerca Luigi Einaudi, ha confermato l’esistenza di gravi lacune in campo finanziario nella popolazione del Belpaese. Tra i fattori più rilevanti riscontrati vi sono il tasso di istruzione e la provenienza geografica. Nel Nord Italia, infatti, il 27,5% degli intervistati su un campione significativo, è riuscito a rispondere correttamente alle domande poste in ambito finanziario, mentre la media tra Centro e Sud è del 17%. Per quanto riguarda invece l’istruzione la situazione è ben rappresentata dal grafico sottostante.

In un Paese dove il tasso di istruzione universitaria è tra i più bassi nel sistema OECD questo dato è ancora più grave!

Il secondo motivo per cui i partiti non parlano di debito pubblico è perché dovrebbero anche spiegare ai cittadini come è stato creato, chi sono i colpevoli e come rimediare al problema cumulatosi anno dopo anno. Chi mai accuserebbe sé stesso di aver commesso qualcosa di grave in una competizione dove vincere è l’unica cosa che conta? Sarebbe un auto-sabotaggio in piena regola.

Eppure il problema esiste e non si può ignorare. Il PIL aumenta lentamente e non vengono operati i tagli di spesa necessari a diminuire il debito pubblico. Anzi, la frase che si sente più spesso è che “ci sono troppi tagli” e, per questo, le cose non funzionano. Di tagli alla spesa pubblica in realtà non ce ne sono stati così tanti, mentre il numero di pensionati continua ad aumentare (spesa per pensioni al 16,8% del Pil), il tasso di disoccupazione è stabilmente sopra l’11%, le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico di molti privilegiati non sono stati toccati e la pubblica amministrazione è ancora un covo di sprechi e inefficienze.

Le soluzioni dei partiti al grave problema su cui Bruxelles sta richiamando ripetutamente l’Italia? Per Renzi e il PD è necessario continuare con i bonus. Per Silvio Berlusconi bisognerebbe innalzare tutte le pensioni ad almeno 1000 euro al mese (comprese le 13esime). Secondo il Movimento 5 Stelle la soluzione consiste nel reddito di cittadinanza che ancora non è chiaro quanto costerà e quanto graverà sul debito pubblico (almeno 20-30 miliardi ogni anno comunque). La lega Nord invece vorrebbe ritornare al sistema pensionistico retributivo, abolendo la Legge Fornero, insieme alla sinistra.

Tutti propongono più spesa pubblica. Nessuno parla di debito pubblico. Siamo alla solita solfa italiana, ma al prossimo giro non verrà più nessuno a salvarci. Tantomeno un’Europa sempre più debole e stanca di tendere la mano a chi non se lo merita.

Giacomo Bandini

Laureato in Scienze del Governo presso l’Università LUISS Guido Carli con una tesi in Teorie e tecniche del lobbying, è Direttore Generale del think tank Competere – Policies for sustainable development. Nel 2016 è anche Project & Public Policy Manager della Fondazione Luigi Einaudi e Senior Analyst del Centro Studi di Confimprenditori. Attualmente sta svolgendo il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma in Storia dell’Europa. Scrive e commenta l’attualità politica ed economica su alcune testate come Affari Italiani, Tempi, La Verità.

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