Pil e dati Istat. Istruzioni per l’(ab)uso

Alla interpretazione esultante dei numeri dell’economia diffusa da governo e Pd si può (si deve) opporne altre più analitiche e più oneste, anche se meno ottimiste.

«Ci sono tre generi di bugie: le bugie, le dannate bugie e le statistiche». Questa fase attribuita a Benjamin Disraeli potrebbe essere applicata agli ultimi slogan sentiti da parte delle forze politiche di maggioranza, dal segretario del Partito democratico e dall’attuale governo sulla situazione economica italiana. Gli ultimi dati Istat infatti dicono che nel secondo trimestre 2017, il Pil nazionale è cresciuto dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,5 rispetto al secondo trimestre 2016. La crescita acquisita per l’anno in corso è pari all’1,2 per cento e le previsioni su base annuale sono al rialzo (+1,4 per cento). Anche l’agenzia Moody’s ha confermato il miglioramento delle stime per fine anno: +1,3 per cento. Ma non è tutto oro quel che luccica e infatti se si analizzano un po’ più a fondo i dati a disposizione la voglia di esultare viene subito ridimensionata.

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Giacomo Bandini

Laureato in Scienze del Governo presso l’Università LUISS Guido Carli con una tesi in Teorie e tecniche del lobbying, è Direttore Generale del think tank Competere – Policies for sustainable development. Nel 2016 è anche Project & Public Policy Manager della Fondazione Luigi Einaudi e Senior Analyst del Centro Studi di Confimprenditori. Attualmente sta svolgendo il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma in Storia dell’Europa. Scrive e commenta l’attualità politica ed economica su alcune testate come Affari Italiani, Tempi, La Verità.

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