Conte commenta Putin

liberalismo

Vladimir Putin ha proclamato che l’idea liberale è superata e sarà rimpiazzata da un populismo nazionale “alimentato dal rancore diffuso nei confronti dell’immigrazione, del multiculturalismo, e dei valori secolaristi che soffocano la religione»”. Da un esponente russo allevato nel KGB, non ci si poteva attendere altro. Colpisce semmai il silenzio dei democratici non liberali (quasi stupito per aver evitato la colpa) e del  farfugliare di molti sedicenti liberali, che hanno  criticato Putin dandogli ragione in sostanza. Soprattutto perché incapaci di cogliere il perché tanti cittadini rifiutano i pessimi governi degli ultimi venticinque anni. E di riconoscere che in tale periodo i liberali al governo non ci sono stati.

L’unica risposta dignitosa (Stampa di sabato) è venuta da un non liberale, il Presidente Conte, che almeno ha fatto intendere di non subire passivamente. Prima ha detto “le idee liberali ci hanno consegnato il mondo nel quale viviamo, e io mi tengo stretti i diritti della persona e i valori democratici faticosamente conquistati”. Riconoscendo con ciò che i nostri fondamenti sono libertà e cittadino, non lo statalismo.  Poi ha elencato problematiche in corso, partendo dalla constatazione:  “vero è che le nostre democrazie liberali esibiscono alcune evidenti criticità”. Constatazione che non approfondisce, cosa che non si può pretendere  faccia, non essendo liberale. E quindi specifica quali sono le criticità: “partiti politici che hanno perduto l’originaria vocazione a mediare gli interessi generali, rifugiandosi nella pura gestione del potere; classi dirigenti sempre più incapaci di comprendere i reali bisogni di famiglie e imprese; istituzioni inefficienti e autoreferenziali; aperture fideistiche alla globalizzazione, senza consapevolezza dei rischi di più profonde diseguaglianze sociali e di perdita di identità culturali”.

L’elenco di criticità coglie le questioni vere. Magari  un liberale le sintetizzerebbe col dire che i gruppi dirigenti non hanno da tempo applicato il senso dei principi di libertà civile. E allora proclamare che le istituzioni si ispirano alla democrazia liberale, non basta se ne vien vanificato il meccanismo. Magari un liberale farebbe almeno due precisazioni. Uno. I partiti hanno perduto l’originaria vocazione non di mediare, bensì dell’usare il conflitto democratico sulle idee del cittadino per trovare la rappresentanza più adatta dell’utile sociale. Due. L’attitudine al potere e al disinteresse alle persone si è aggravata interpretando la globalizzazione come spinta a standardizzare, invece che a velocizzare la comunicazione  per valorizzare la diversità di ogni individuo, nella consapevolezza che l’uguaglianza da preservare concerne i diritti dei cittadini, non la loro identità.

Non per caso, invece, Conte non ha detto niente sul riferimento di Putin ai valori secolaristi che soffocano la religione. Non è una novità, visto che i verdi maneggiano la fede in chiave pagana e che i gialli aspirerebbero alla laicità ma non sanno come fare (del resto Renzi ha riscoperto venerdì i valori della fede quale linea per governare l’afflusso dei migranti). Però rafforzare il separatismo Stato religioni – al contrario di quello che afferma Putin – resta una questione scoperta da affrontare prima possibile per dare una libertà di religione vera non più soffocata dal conformismo clericale.

La risposta del Presidente Conte si conclude con una frase che centra il problema attuale “dobbiamo agire con misure vigorose ed efficaci per sanare le fratture tra élite e popolo, intercettando il malessere dei cittadini”. Sono le problematiche che i restauratori non intendono capire, con ciò allungando la vita al governo giallo verde.

Raffaello Morelli

Raffaello Morelli, politico e autore liberale fin dall'epoca del PLI (e tutt'ora). E' stato dirigente nazionale di diverse associazioni liberali, ha svolto anche i ruoli di Consigliere Comunale a Livorno, Consigliere Regionale a Firenze e vice presidente della SACIS spa, redigendo migliaia di interventi e scritti politico culturali.

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