I liberali non possono essere sovranisti

liberali

R. Morelli e P. Paganini rispondono al commento di C. Ocone dopo il convegno su Ralph Dahrendorf che non è il precursore del populismo sovranista ma piuttosto del liberalismo di metodo.

Caro Ocone,

abbiamo letto con piacere su Formiche.net il tuo articolo riguardo il Convegno alla Sala della Camera, nel decennale della scomparsa di Dahrendorf, sul tema del riformare l’Ue, ponendo come problema non la disuguaglianza ma il valorizzare la diversità individuale.

Hai ripreso con efficacia il dibattito , però nelle due ultime righe finali scrivi “mi sembra non azzardato dire che i ‘liberal-sovranisti’ hanno in Dahrendorf un lucido precursore”.

Non condividiamo il tuo azzardo. Per un motivo di concetto e per un motivo di diagnosi politica.

Il motivo di concetto è che non possono esistere liberali sovranisti. Nel senso che i liberali, come ha sempre sostenuto Dahrendorf, sono sempre a favore del cittadino e della sua sovranità politica nello scegliere le regole del convivere tra diversi, mentre i sovranisti sono movimenti di destra che vellicano la pancia dell’elettore quale suddito per fargli digerire progetti chiaramente di destra inconcepibili per i liberali.

Il motivo di diagnosi politica consiste nel prendere atto che i voti ai sovranisti derivano dal rifiuto del malgoverno del Pd e di Forza Italia distaccato dai cittadini e non da una scelta programmatica a favore dei sovranisti, i quali, del resto, cercano voti e non condivisione di un progetto di governo, meno che mai liberale (basti pensare, su varie materie, alla propensione di restare avvinti ai peggiori esponenti del potere perché privilegiato, cosa opposta a Dahrendorf nella sua critica già allora al capitalismo di debito).

Commento di Ocone dopo incontro su R. Dahrendorf pubblicato originariamente da Formiche e lo trovi qui.

Dibattito alla Camera in ricordo del pensatore liberale tedesco naturalizzato inglese, che dal 1970 al 1974 ricoprì il ruolo di Commissario europeo al commercio e alla ricerca scientifica e all’educazione. Egli maturò uno scetticismo verso il processo di integrazione e dimostrò come i metodi della costruzione europea fossero lontani dal liberalismo

Qualche giorno fa, il 17 giugno per la precisione, è stato il decimo anniversario della morte di Ralf Dahrendorf, sicuramente uno dei massimi e più noti pensatori di ispirazione liberale del secondo dopoguerra (era nato ad Amburgo il primo maggio 1929 e morì a Colonia: tedesco poi naturalizzato inglese, fu nominato lord dalla regina).

CHI ERA DAHRENDORF

È sorprendente che dell’anniversario quasi nessuno si sia ricordato, e non solo in Italia. O meglio strano non è visto che Dahrendorf, in un periodo storico di “pensiero facile” quale è l’attuale, smentisce quella equazione da pensiero mainstream per cui i liberali non possono non essere europeisti e devono per forza essere fautori di “più Europa”. Dahrendorf, fra l’altro, aveva vissuto dall’interno i processi della costruzione europea, quindi parlava dall’alto dell’esperienza pratica e non solo delle sue riflessioni teoriche: dal 1970 al 1974 (anno in cui si dimise) aveva ricoperto il ruolo di Commissario europeo al commercio prima e alla ricerca scientifica e all’educazione poi. Eppure egli non solo maturò uno scetticismo di fondo verso il processo di integrazione, mettendo in evidenza proprio quei limiti strutturali della costruzione europea che noi oggi osserviamo, ma previde addirittura gli sviluppi che poi ci sono stati e che hanno condotto all’impasse attuale. Egli dimostrò come proprio col liberalismo cozzavano presupposti e metodi della costruzione europea.

L’EVENTO ALLA CAMERA

Particolarmente indovinato è stato perciò il titolo di un incontro in ricordo di Dahrendorf svoltosi ieri nella Sala del Cenacolo della Camera dei deputati: Per riformare l’Ue il problema non è la disuguaglianza, è favorire la diversità individuale. Organizzato da un gruppo di sigle liberali, al dibattito hanno preso parte, moderati da Roberto Arditti, Giuseppe Abbonizio, Costanza Hermanin, Mario Lupo, Raffaello Morelli, Giovanni Orsina, Pietro Paganini e (in videoconferenza da Milano) Danilo Taino.

Dall’incontro è emerso con chiarezza che l’Unione europea qualche problemino non da poco ai liberali li crea, e proprio perché è una macchina affossatrice di quelle diversità che si sono coagulate storicamente nelle diverse nazionalità e nei diversi popoli che costituiscono la natura policroma del nostro continente. Senza contare i problemi che essa crea alla democrazia, data la non legittimazione, da Dahrendorf opportunamente sottolineata, delle istituzioni sovranazionali messe in moto. Le quali sono state affidate ad una “classe cosmopolitica” lontana dai cittadini e disinteressata ai loro problemi. Anche la successiva burocratizzazione del meccanismo decisionale non desta perciò meraviglie, né è sottovalutabile per le ulteriori conseguenze illiberali che ha sulla vita dei cittadini europei. Dahrendorf con estrema coerenza mise anche in luce le prevedibili conseguenze dell’allargamento a est, prevedendo che quei Paesi, riconquistata finalmente la capacità di autodeterminazione nazionale, non avrebbero di certo gradito che un nuovo moloch sovranazionale si sostituisse a quello precedente ispirato dall’Unione Sovietica.

PRECURSORE DEI LIBERAL-SOVRANISTI

Mentre, sulla scia di un Francis Fukuyama mal digerito, si diffondeva nei “lunghi anni Novanta” un ottimismo liberale (ma meglio sarebbe dire liberal-liberista) con tratti spoliticizzanti e utopistici messi magistralmente in luce da Orsina nel suo intervento, Dahrendorf invitava alla cautela e soprattutto pensava al processo di integrazione europea come una cooperazione rafforzata fra i singoli Stati. In sostanza, da liberale, egli temeva che potesse essere neutralizzato il conflitto, che era l’elemento fondante del suo, ma direi di ogni, liberalismo. Se a questo aggiungiamo la sua difesa di un mercato cooperativo rispetto ai capitalismi di Stato che andavano già allora affermandosi (vedi la Cina) e al dominio transnazionale della finanza, la sua opposizione al crescere di potenti multinazionali che realizzavano (spesso in combutta con gli Stati) dei monopoli privati transnazionali, la sua contrarietà all’introduzione della moneta unica, e tanti altri elementi ancora, mi sembra non azzardato dire che i “liberal-sovranisti” (ancora pochi in verità per ora) hanno in Dahrendorf un lucido precursore.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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