Il doppio standard dell’Europa sulla trasparenza

Se avete mai cercato di esaminare lo storico delle votazioni della Commissione e del Parlamento europei, per sapere quando e come hanno votato i vostri rappresentanti, potreste aver notato che non esiste alcuna pubblicità di tali lavori. Non si può vedere chi ha votato cosa né ieri né qualche anno fa. Niente di niente. 

Sebbene le istituzioni europee continuino a chiedere sempre più trasparenza a tutti, esse stesse non fanno nessuno sforzo in questo senso verso i loro cittadini e le loro imprese.

Ironicamente, alcuni anni fa l’UE ha cercato di imitare gli Stati Uniti istituendo un registro per la trasparenza obbligatorio. L’obiettivo: registrare le riunioni dei deputati con i lobbisti o altri soggetti e fornire un quadro sulle istanze che vengono discusse in parlamento nonché chi le supporta e chi è contrario. Questa iniziativa si è trasformata in una macchina che comporta molti più oneri e giudizi (soprattutto sui media) per gli estranei al Parlamento che cercano legittimamente di dialogare con un rappresentante, mentre il rappresentante o l’istituzione ne sono per gran parte esentati.

Inoltre, il libero mandato dell’eurodeputato prevede che possa votare e parlare indipendentemente dall’orientamento esterno ossia indipendentemente dal fatto che le indicazioni provengano dai loro elettori o dai loro partiti. Questo è sicuramente positivo per la democrazia liberale, in quanto garantisce indipendenza dell’individuo. Tuttavia gli elettori devono essere consapevoli e in grado di tenere sotto controllo i propri rappresentanti. Soprattutto quando si tratta del voto in Parlamento.

La trasparenza è un aspetto chiave della democrazia ed è necessaria per la sua sopravvivenza. Non agevolarla, impedendo ai cittadini di valutare se le istanze per cui hanno votato vengono portate avanti, impedisce che lo sviluppo della democrazia stessa. Ciò consente inoltre ai decisori di essere meno responsabili delle proprie scelte per la società che rappresentano.

Come possiamo aspettarci di godere dei benefici della democrazia e votare per i nostri eletti se non sappiamo nemmeno cosa rappresentano o cosa hanno votato?

Il centro della democrazia è la rappresentanza. Se non sappiamo per chi stiamo votando o se non abbiamo un modo per controllare l’attività dei nostri eletti come possiamo davvero dire che viviamo in un sistema democratico?

La Commissione Europea insieme al Parlamento deve essere un esempio. Non può pretendere trasparenza dalle persone se non è disposta a restituirla. Se l’Unione continuerà su questa strada, perderà le ultime briciole di sostegno e rispettabilità dei suoi cittadini. Non possono chiederci di impegnarci nella trasparenza e nella digitalizzazione se sono i primi a non volerle fare.

È necessaria l’implementazione di una directory aperta al pubblico, in cui possiamo vedere come i deputati hanno votato in passato e come stanno votando oggi, così da verificare costantemente l’operato dei nostri rappresentanti. Questo porrebbe fine anche all’approccio “è tutta colpa di Bruxelles” e consentirebbe ai cittadini di vedere come operano le istituzioni e la politica. Essi saranno così consapevoli delle decisioni prese e saranno in grado di giudicarle più facilmente, colmando il divario che si è formato nel tempo tra popolo e istituzioni.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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