Greenpeace or GreenWar?

Greenpeace

Ufficialmente Greenpeace promuove l’olio di palma sostenibile. Ha compreso, così come il WWF, che il boicottaggio dell’olio di palma è dannoso. Infatti, un’eventuale sostituzione delle piantagioni di palma da olio con altre coltivazioni avrebbe un impatto maggiore sull’ambiente – compresi gli oranghi – e non migliorerebbe in alcun modo il livello di sostenibilità. La filiera dell’olio di palma resta la più sostenibile e l’unica che ha avviato un processo severo di miglioramento della sostenibilità.

I vertici di Greenpeace, come qualsiasi individuo dotato di ragione, sono ben consapevoli che l’ipotesi di abbandonare la palma per ridare spazio alle foreste è inapplicabile nella realtà. Avrebbe effetti ancora più devastanti sull’ambiente e le popolazioni locali, considerando  le alternative a disposizione (girasole, soia, colza, burro) e i milioni di cittadini che vivono grazie alle piantagioni.

Queste sono le posizioni ufficiali di Greenpeace. A parole. Poi ci sono i fatti. E qui emerge un’altra verità. 

I messaggi dei militanti di Greenpeace, soprattutto in Europa, sono diversi. La campagna di “Drop Dirty Palm Oil” è controversa. Potevano farne una propositiva: Support Sustainable Palm Oil. Invece per i militanti di GP è più facile attaccare l’olio di palma, boicottando anche quello sostenibile. I sit-in fuori dai supermercati, gli arrembaggi alle navi cargo, non sono a favore della sostenibilità, ma contro l’olio di palma in sé.

Così per il famoso video con le voci delle attrici radical chic da salotto o le pop star in cerca di visibilità.

Perché concederne l’uso ad Iceland Food, una catena di supermercati inglese? I vertici di Greenpeace non erano a conoscenza dell’uso commerciale che ne sarebbe stato fatto? O lo sapevano? In entrambi i casi c’è malafede.

Una volta che Iceland ha lanciato la sua campagna, con il supporto dell’élite media londinesi e di tutti gli ambientalisti da salotto europei, alcune sezioni locali di Greenpeace, inclusa quella italiana, hanno immediatamente ripubblicato il video, scatenando una nuova guerra contro l’olio di palma. Il messaggio è chiaro: boicottare l’olio di palma. 

I vertici di Greenpeace ne sono a conoscenza? Se sì, sono in malafede. Se no, non controllano l’organizzazione e dovrebbero riflettere su ciò.

È sufficiente visitare le pagine social di Greenpeace Italia per farsi un’idea dei messaggi che la NGO più in vista del mondo fa passare alle masse. Si inneggia persino allo tsunami per spazzare via più indonesiani possibili. Vergogna!!

Perché questo genere di commenti non vengono cancellati? Libertà di pensiero? Esatto, gli indonesiani non sono liberi di fare come vogliono a casa loro, mente sulla pagina di Greenpeace ognuno fa come e dice quello che gli pare, mancando di rispetto addirittura a migliaia di vittime innocenti.  E meno male che tra poco è Natale … cosi ci scappa anche una bella campagna di raccolta fondi, tanto a Natale, si sa, siamo tutti più buoni.

Questa Campagna di Greenpeace è una guerra contro l’olio di palma e basta. Non è questo il modo di supportare la filiera sostenibile.

Le parole dicono una cosa, i fatti un’altra. 

Chiediamo ai vertici di Greenpeace di confermare quale sia la loro posizione a parole, e nei fatti. O sono per l’Olio di Palma Sostenibile, o sono contro. È importante perché i consumatori – e quindi il mercato e tutta la filiera, compresi gli smallholders che devono investire tempo e risorse per migliorare la loro sostenibilità –  hanno bisogno di messaggi chiari. I tempi del buonismo ambientalista sono finiti: Greenpeace o GreenWar?

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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