Rivitalizziamo il settore del vaping!

La guerra alle sigarette elettroniche non ha portato a nulla di positivo in Italia. Solo l’ennesimo regalo a un monopolio, quello della distribuzione. Intanto negli altri Paesi, le istituzioni pensano come incentivare il passaggio dalla sigaretta tradizionale ai prodotti di nuova generazione con una liberalizzazione del settore.

Perché continuiamo a fare del male alle nostre imprese e ai cittadini? La storia della filiera della sigaretta elettronica è molto significativa di come in Italia le condizioni per innovare e fare nuova impresa sia semi-impossibile. Emergere significa dover affrontare un mostro statale in grado di mettere in ginocchio anche i migliori.

Nel 2013 le tasse hanno distrutto il settore della sigaretta elettronica mentre stava vivendo un momento d’oro. Dal 2011 al 2013 erano stati aperti migliaia di nuovi negozi in molte città con un contribuito sostanzioso in termini di occupazione, specialmente dopo gli effetti della crisi economica. Non solo, finalmente stava crescendo l’interesse verso un nuovo modo di concepire il fumo: a rischio ridotto. Allo Stato Leviatano però è impossibile sfuggire e, dopo aver tartassato i nuovi imprenditori e i consumatori con tasse assurde, ha deciso di regalare la distribuzione dei liquidi contenenti nicotina alla Federazione Italiana Tabaccai (FIT) con un piccolo giochetto parlamentare. E’ bastato un emendamento, che abbiamo combattuto mettendoci la faccia anche noi del ForFreeChoice Institute, per creare un danno immenso.

Innanzitutto questa mossa ha contribuito a togliere libertà agli imprenditori che hanno investito per anni nel settore del vaping. Una delle chiavi del loro successo, e non solo, è sempre stata la distribuzione dei prodotti attraverso le piattaforme online. Questo ha permesso loro di ridurre i costi e, dunque, anche di abbassare il prezzo al dettaglio nonostante le tasse inique portate avanti dai vari Governi. Il monopolio della distribuzione dei liquidi contenenti nicotina, come previsto anche dalle Associazioni che rappresentano il settore delle e-cig, ha ovviamente fatto lievitare i prezzi a danno del consumatore finale.

In secondo luogo, questo monopolio rischia di generare un maggiore ricorso a prodotti esteri, di dubbia provenienza, che spesso non rientrano nei requisiti di qualità previsti dalle regole europee. Ciò può comportare un danno agli utilizzatori di non poco conto, con effetti ancora peggiori se si pensa che prima chiunque poteva recarsi nelle rivendite di prodotti per e-cig e chiedere delucidazioni, avere supporto da parte del personale etc. Molti di questi punti vendita scompariranno di nuovo. Con quali conseguenze? Meno occupazione, meno supporto per i consumatori, meno entrate per lo Stato.

Il settore rischia ora un nuovo tracollo, dopo che si era faticosamente ripreso dall’introduzione di un regime fiscale pesante come un macigno. Ma negli altri Paesi come agiscono? In Gran Bretagna le autorità di pubblica sicurezza nonché il Dipartimento per la Salute Pubblica ha riconosciuto le potenzialità terapeutiche della sigaretta elettronica. In particolare come surrogato del fumo tradizionale e strumento per cessare del tutto questo vizio. In Francia, lo Stato ha promosso, tramite anche la creazione di strutture ad hoc, la liberalizzazione del settore delle e-cig incentivando i negozi e le rivendite a fornire indicazioni, supporto e aiuto a tutti i fumatori che cercano di smettere passando ai prodotti innovativi. Dove si è applicato il proibizionismo anche sul vaping, come nel caso dell’Australia, la politica ha fallito miseramente. Non è diminuito il numero di consumatori di tabacco tradizionale, è aumentato l’illecito e le morti causate dal fumo sono rimaste invariate.

Il Governo attualmente in carica può fare molto per ridare vitalità al settore della sigaretta elettronica. Partendo da una tassazione più equa e togliendo il monopolio della distribuzione alla lobby dei tabaccai. Sarebbe già un ottimo passo in avanti. Chiaro, noi speriamo che si arrivi a riconoscere il vaping e i prodotti di nuova generazione come strumenti per smettere o diminuire il consumo di tabacco tradizionale. Forse chiediamo troppo?

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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