La Stampa cade sulle sanzioni tra Italia e Russia. Serve più fact checking

I media sembrano sempre più il megafono delle dichiarazioni di questo o quell’esponente politico. Sul caso delle sanzioni tra Europa e Russia, che coinvolgono anche l’Italia, si è lasciato spazio alle visioni di parte e all’approssimazione. Esistono ancora i watchdog della politica?

 

Un articolo de La Stampa, pubblicato oggi sulla prima pagina online, riporta le opinioni di un politico che sostiene la teoria secondo cui le sanzioni poste contro la Russia avrebbero danneggiato l’Italia per un totale di 1 miliardo all’anno. Non solo, tali misure non avrebbero sortito alcune effetto concreto e tangibile. Come spesso accade, le dichiarazioni di questo tipo che tirano in ballo temi economici e geopolitici contengono una visione di parte non esente da incorrettezze e informazioni a metà. Partendo dal concetto che ogni opinione deve essere liberamente espressa, la domanda che ci poniamo è: perché il giornalismo non si pone il problema della veridicità delle dichiarazioni quando può farlo attraverso dati e numeri, ma si limita a riportare anche ciò che è palesemente sbagliato e fuorviante?

Prima di provare a rispondere al quesito, facciamolo noi un po’ di fact checking basandoci solamente sulle evidenze empiriche e i dati oggettivi a disposizione. La Russia non è uno dei partner più rilevanti per quanto riguarda l’interscambio commerciale. I numeri dicono che destiniamo alla Federazione Russa l’1,6% delle esportazioni, mentre la loro quota di importazioni sul totale si attesta intorno al 2,9%. Ci sono ben 13 paesi verso i quali ci sono maggiori rapporti in termini percentuali.  L’UE ha sì imposto sanzioni penalizzanti, in conseguenza alla violazione degli accordi di Minsk, ma va considerato che le misure restrittive sono state imposte da entrambe le parti e quelle più pesanti sono state imposte da parte della Federazione Russa. La Duma infatti ha approvato nel 2014 un embargo su una gamma molti più ampia di prodotti rispetto alle sanzioni stabilite dall’Unione Europea.

Sulla base di ciò proviamo a verificare le due affermazioni più importanti che emergono dall’articolo:

  • Le sanzioni alla Russia ci sono costate 1 miliardo di euro all’anno? – Il “costo” delle sanzioni potrebbe essere stimato intorno a 3,5 miliardi tra il 2014 e il 2016. Questa cifra però deriva da un mero confronto con il livello di esportazioni raggiunte nel 2014, anno in cui sono state introdotte da entrambe le parti le sanzioni e quello finale nel 2016. A novembre 2017 le esportazioni italiane verso la Russia sono ritornate a salire (7,5 miliardi) e potrebbero essere arrivate quasi ai livelli del 2014 a fine anno. Da un certo punto di vista, dunque, è possibile sostenere che sono “costate” 1 miliardo all’anno nel periodo 2014-2016. D’altro canto, nello stesso periodo, vi è stata una compensazione nella bilancia commerciale verso altri Paesi soprattutto verso l’Asia e altri mercati interni alla UE (ad esempio la Polonia e il Belgio). Non è poi dato sapere se, viste le difficoltà economiche della Russia nel medesimo periodo, la bilancia sarebbe stata così favorevole per l’Italia anche senza embargo.
  • Le sanzioni alla Russia non hanno avuto conseguenze? – Sostenere ciò è pretenzioso. Dal momento che l’economia russa è entrata in recessione proprio nel periodo 2013-2016, per altre ragioni, il peso delle reciproche barriere, da parte dei 28 paesi UE e della stessa Russia, si è inevitabilmente fatto sentire. Ciò è dovuto in buona parte alla scarsa capacità di diversificazione produttiva della Federazione (basata soprattutto sullo sfruttamento delle risorse naturali) e alla sua dipendenza per molti settori, a partire da quello agricolo, dalle importazioni di beni.

I dati con i quali verificare tali dichiarazioni sono facilmente accessibili: Istat, ICE, OEC, Infomercatiesteri, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico. Non era poi così difficile per La Stampa verificare la loro veridicità e provare a ragionare insieme all’interlocutore intervistato. Purtroppo, prendiamo nota, il giornalismo italiano continua a non utilizzare il fact checking come metodo scientifico per fare informazione di qualità ed essere veramente quel watchdog della politica di cui avremmo veramente bisogno.

 

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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