Una eredità e una strategia

liberal

Nel suo 1¯ Congresso ( Ciocco di Castelvecchio Pascoli, 22-24 luglio) la Federazione dei Liberali ha rivendicato una eredità e delineato una strategia. L’eredità è quella politica del partito che fu di Cavour e di Amendola, di Croce e di Einaudi, di Bozzi, Malagodi, Martino e Valitutti. La strategia è quella della casa comune dei liberali che, ora dispersi in tutti gli schieramenti, vogliano raccordarsi per combattere le battaglie di libertà nel segno della coerenza .

Voler far valere nella vita pubblica la tradizione storica, l’eredità culturale, la coerenza dei comportamenti dei liberali, è tanto più importante oggi che tutti si dicono liberali. Ma non basta dirsi liberali per esserlo. Occorre esserlo per dirlo. L’etichetta liberale non si più appiccicare su qualsiasi bottiglia.

Alla Federazione dei Liberali sembra che, per potersi davvero dire liberali nell’attuale momento politico, si debbano condividere almeno quattro punti. Il primo – quello cornice – é l’impegno da subito per la riduzione strutturale del debito pubblico. Un obbligo politico e morale soprattutto verso le generazioni future che è essenziale e che viene contraddetto dalla politica di chi promette il bengodi gratuito.

Secondo punto, la giustizia uguale per tutti, prima, durante e dopo i processi, amministrata da un giudice che sia arbitro tra accusa e difesa. Una giustizia in cui la custodia cautelare non sia uno strumento per l’acquisizione delle prove o una pena anticipata e in cui non siano possibili colpi di spugna per nessuno . Una magistratura indipendente, con carriere separate e ugualmente garantite, per il pubblico ministero e per il giudicante, sempre attenta ad esprimersi con le sentenze dei singoli magistrati e a non contrapporsi come partito collettivo agli altri poteri costituzionali dello Stato.

Terzo punto, una informazione che abbia più voci per dare più libertà ai cittadini. Il che vuol dire innanzitutto un servizio pubblico radiotelevisivo svolto con una sola rete senza pubblicità. Poi, una rigorosa legge antitrust, che impedisca il formarsi di posizioni dominanti nel possesso di reti radiotelevisive, nei gruppi della carta stampata e nella raccolta di pubblicità: ogni editore pubblico e privato non deve possedere più di una rete nazionale.

E infine, quarto punto, un sistema elettorale a doppio turno. Il turno plurimo garantisce le aggregazioni nel rispetto delle diverse identità politiche e, a differenza del turno secco, non riduce la politica a scontro tra organizzazioni di massa e teleorganizzazioni.

Basta confrontare le posizioni delle varie aggregazioni politiche attuali con il metro di questi quattro punti, per rendersi conto che la casa comune dei liberali é davvero un’altra cosa. E che quando la Federazione dei Liberali sottolinea la propria distinzione da Forza Italia, non lo fa per pregiudizio ma per realismo. Un realismo che trova conferma anche in queste ore, sulla proposta di “blind trust” all’italiana avanzata dal Presidente del Consiglio. L’obiettivo (non rinunziabile) di impedire ogni connessione tra le possibili iniziative del Presidente del Consiglio e gli effetti sulle proprietà imprenditoriali dell’on. Berlusconi, non si raggiunge se non con norme assai più penetranti e più drastiche di quelle proposte.

Raffaello Morelli

Raffaello Morelli, politico e autore liberale fin dall'epoca del PLI (e tutt'ora). E' stato dirigente nazionale di diverse associazioni liberali, ha svolto anche i ruoli di Consigliere Comunale a Livorno, Consigliere Regionale a Firenze e vice presidente della SACIS spa, redigendo migliaia di interventi e scritti politico culturali.

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