Le bugie di Greenpeace: strumentalizzare la deforestazione pur di attaccare l’olio di palma

Greenpeace attacca nuovamente l’olio di palma con una petizione, ma i numeri sugli oranghi e gli incendi danno ragione ai paesi produttori come Indonesia e Malesia.  

La petizione di Greenpeace per ‘fermare’ i roghi nel sud-est Asiatico ha rimesso al centro del dibattito la foresta indonesiana, la sua flora e fauna e, di conseguenza, l’olio di palma. Secondo Greenpeace, i numerosi incendi dovuti ad una ‘eccessiva’ deforestazione stanno riducendo la popolazione di orangutan nella regione. I dati forniti da Science Advances e Global Forest Watch smentiscono seccamente questa affermazione dimostrando che la popolazione di orangutan è ben maggiore di quanto sostenuto quasi 15 anni fa e che il fenomeno della deforestazione in Indonesia non ha le proporzioni macroscopiche stimate da Greenpeace. Queste accuse di Greenpeace fanno semplicemente parte di uno schema Ponzi per attingere a ingenti somme di denaro da diverse multinazionali, questa pratica subdola è oramai praticata da diverse NGO.

Secondo Global Forest Watch, In Italia nel 2015-2016 il numero di incendi è stato pari a 113.000 (superficie pari a 301.338 km quadrati) mentre in Indonesia, nello stesso periodo, gli incendi son si stati 330.000 ma in una superficie di 1.905.000 km quadrati. Il rapporto incendi/superficie è dunque più del doppio in Italia (0,37 incendi per km2) rispetto all’Indonesia (0,17 incendi per km2).

L’argomento di Greenpeace che vede le cattive multinazionali che usano olio di palma come dei piromani viene pertanto smentito anche dai dati che vedono solo l’11% degli incendi coinvolgere piantagioni di palma, con un numero già in forte diminuzione. Una riduzione del 46% in ettari di foresta vittime di roghi (14% in Malesia) solo tra il 2016 ed il 2017 (2,46 milioni di ettari nel 2016 rispetto ai 1,3 milioni di ettari del 2017) dimostra chiaramente come i legislatori ed imprenditori locali stiano ponendo una maggiore attenzione all’ecosistema indonesiano. Solo per farsi un’idea, nel rispettivo periodo in Italia vi è stato un aumento della deforestazione del 30% circa.

Se le preoccupazioni di Greenpeace sulla deforestazione indonesiana si sono rilevate infondate, I dati di Science Advances smontano con uguale facilità la teoria della riduzione di esemplari di orangutan di Sumatra.Se nel 2004, solo 6600 membri di orangutan di Sumatra (Pongo abelii) popolavano la foresta indonesiana, grazie ad una nuova indagine condotta nel 2015-2016 da Science Advances, si è scoperto che il numero totale è pari a 14.613, il 121 % in più rispetto ai dati del 2004. Inoltre, se 15 anni fa si stimava che la superficie habitat di questa specie fosse limitata a 7000 km quadrati, le ultime stime del 2016 confermano che l’habitat dell’orangutan di Sumatra è di di circa 17000 km quadrati, 143 % in più rispetto alle stime del 2004.

Non è intenzione di nessuno sostenere che una massiccia deforestazione non sia dannosa per l’ecosistema indonesiano. È pero di cruciale attenersi alla realtà dei fatti. I numeri forniti dimostrano chiaramente come il fenomeno della deforestazione in Indonesia abbia un outlook ben più positivo rispetto al nostro. Inoltre, gli sforzi della politica locale e del settore privato nel porre maggiore enfasi sulla tutela dell’ecosistema stanno finalmente portando risultati tangibili ed importanti sia in Indonesia che in Malesia.

 

 

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