Etichette “Senza”: Da Moda ad Ossessione

Foto: Il Secolo XIX.

Sono sempre di più i prodotti senza qualcosa: senza zucchero, senza glutine, senza olio di palma, e il free from diventa il primo comparto a valore del largo consumo nell’alimentare. Ma questi prodotti sono veramente salutari? Quella del “senza” è una moda utilizzata da chi fa marketing per approcciare i clienti.

Da moda ad ossessione isterica il passo è stato breve. Se fino a qualche tempo fa i prodotti senza glutine venivano consumati, comprensibilmente, da persone affette da celiachia che, ricordiamolo, è una malattia e non un villaggio vacanze, oggi la situazione è sfuggita di mano. E l‘effetto “senza = meglio” si è diffuso a macchia d’olio, come gli ipocondriaci.

Secondo alcuni dati freschi di pubblicazione il free from diventa il primo comparto a valore del largo consumo nell’alimentare. Le vendite dei prodotti free from hanno superato lo scorso anno i 6 miliardi di euro (con un incremento del 2,3% rispetto al 2015) rappresentando così il 28,4% del giro d’affari totale del largo consumo alimentare. Sono sempre di più i prodotti senza qualcosa: senza grassi, senza OGM, senza zucchero, senza glutine, senza olio di palma, senza sale, senza conservanti, senza aspartame, senza lattosio, senza saccarosio, senza gioia (mai ‘na gioia!).

Vittima sacrificale del tam tam mediatico-salutista è stato l’olio di palma: nell’ultimo anno le vendite dei prodotti “senza olio di palma” sono aumentate del 13,5%, arrivando ad una quota complessiva del 5,7%. Non vorremmo deludere nessuno, ma nella nostra analisi comparativa “Senza olio di palma, ma più saturi”, evidenziamo una realtà incontrovertibile: molti dei prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti hanno una percentuale di grassi saturi superiore o simile rispetto a prodotti analoghi che lo utilizzano.

Forse siamo tutti malati? Perché se fossimo tutti allergici al lattosio potremmo anche perdonarcelo il latte di riso. Se fossimo tutti allergici alle uova potremmo passare sopra anche alla maionese fatta con la soia. Eppure negli ultimi anni la percentuale di diffusione della celiachia all’interno della popolazione generale è rimasta immutata, ma i consumi di alimenti senza glutine, nel medesimo periodo, sono aumentati esponenzialmente. È un po’ come dire “prendo l’aspirina perché il raffreddore ce l’ha mio cugino”.

Appurato che non siamo tutti malati, vediamo come evitare di farci diventare tali. Se pensiamo che una dieta totalmente priva degli elementi sopramenzionati possa fare bene alla nostra salute ci sbagliamo. Spesso gli alimenti free from, per essere resi più appetitosi, sono addizionati con sostanze non certamente più salutari. Inoltre, l’abuso di una terapia rischia di svilire il valore della stessa.

Nessuno sta puntando il dito contro il salutismo, ma è indubbio che quella del “senza” sia una moda utilizzata da chi fa marketing per approcciare i clienti. Il problema è uno soltanto: a furia di togliere ingredienti, finiremo col campare di aria. Come dite? Fa male anche quella? Mai ‘na gioia!

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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