Le bugie degli animalisti sugli oranghi

Oranghi e olio di palma, gli ambientalisti da salotto colpiscono ancora

In questi giorni sta circolando una notizia piuttosto bizzarra sull’olio di palma e il declino della popolazione degli oranghi che riprende una ricerca condotta in Germania. Ovviamente varie ONG e schiere di ambientalisti da salotto si sono scagliati contro l’utilizzo delle terre per la coltivazione delle palme da olio e hanno fatto da megafono (ormai più un disco rotto a dire il vero). Questa sembra essere l’ennesima fake-news in circolazione e deve essere accolta con scetticismo da parte del lettore. Perché?

IL TEMPISMO DI QUESTA NOTIZIA APPARE SOSPETTO

Dopo le ultime uscite del Parlamento Europeo sulla direttiva RED II che vuole escludere l’uso dell’olio di palma dalle miscele dei biofuel entro il 2020 i paesi produttori hanno giustamente protestato per una discriminazione basata solo sul sensazionalismo. E così la Commissione sta cercando di metterci una pezza al fine di salvare il trattato commerciale con i paesi del Sud Est Asiatico che hanno minacciato il boicottaggio dei prodotti europei (leggi qui). Guarda caso mentre il Commissario Malmstrom è in visita a Singapore per ricucire i rapporti con i paesi ASEAN è stata fatta circolare questa ricerca sugli oranghi. Forse che dietro il tutto ci siano gli interessi di chi vuol vedere fallire il trattato commerciale con il Sud Est Asiatico per favorire i propri prodotti? E le ONG perché reggono il gioco?

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I FATTI CONTRO LE FAKE-NEWS

  1. L’olio di palma ha fatto sparire gli oranghi? FALSO. La ricerca sostiene che il maggiore rischio per gli oranghi sono la caccia selvaggia e i bracconieri. Allora perché tutta questa risonanza contro l’olio di palma?
  2. Tutti gli oranghi sono a rischio, soprattutto quelli nelle aere in cui si è coltivato e si coltiva olio di palma? FALSO. Nello studio si legge che nelle aree come il Sabah la popolazione di questa specie è stabile nel tempo e addirittura in alcune zone potrebbe crescere. Questo perché sono migliorate le politiche e la gestione delle aree forestali protette che, fra l’altro, sono aumentate esponenzialmente negli ultimi 10 anni.
  3. È vero che 150.000 oranghi sono morti negli ultimi 16 anni, di cui 6100 nel Sabah? NON DIMOSTRABILE. Non esistono numeri certi sulla popolazione di oranghi in questa area del mondo e, di conseguenza, è impossibile determinarne la perdita complessiva. Nel Sabah è stato inoltre implementato il più grande programma di protezione e conservazione di tutta la regione ed è quindi azzardato sparare dei numeri così grandi. A rendere ancora più oscure queste dichiarazioni sensazionaliste il fatto che il Dipartimento incaricato di seguire il programma di monitoraggio e intervento per le foreste in quella zona non è stato nemmeno consultato dagli autori della ricerca e tantomeno dalle ONG o dai giornalisti. I numeri chiaramente attirano l’attenzione del lettore ed è facile arrivare a spararla grossa per qualche click in più.

Possiamo quindi dichiarare la notizia in circolazione infondata. Non si basa su dati o evidenze scientifiche, ma sul puro allarmismo che conosciamo fin troppo bene. Il problema è che non arriveranno mai la smentita né le scuse verso coloro impegnati davvero nella preservazione della specie degli Orangotanghi che non vengono nemmeno presi in considerazione in questi casi. E così si grida contro l’olio di palma e i coltivatori, ignorando del tutto il fatto che gli oli alternativi sono peggiori sul piano della sostenibilità (leggi qui).

Non saranno gli ambientalisti da salotto ad aiutare l’Orangotango, ma la presa di coscienza collettiva che si può lavorare per rendere sostenibile la coltivazione delle materie prime, TUTTE, e mettere a tacere tutte le lobby che, in nome degli animali e delle foreste, stanno facendo solamente i loro interessi.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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