Pan di Balle
Contrordine: L’olio di palma è Buono per il Pianeta, parola di Barilla

Perché Barilla ha sostituito l’olio di palma?

Gli olii e i grassi alternativi sono meno sostenibili dell’olio di palma. E’ Barilla a confermarlo nel suo Rapporto sulla Sostenibilità 2017.

Gli olii e i grassi alternativi non sempre riducono significativamente i grassi saturi: lo dimostra la nostra ricerca.

Ma allora perché Barilla ha sostituito l’olio di palma?

La risposta è semplice: per accaparrarsi qualche consumatore in un mercato stagnante. Barilla trae vantaggio dalla colossale campagna mediatica contro l’olio di palma che è stata promossa da alcune aziende del settore alimentare e della distribuzione per motivi commerciali, fuorviando i consumatori.

Lo schema è il seguente:
– Comunichiamo al consumatore che l’olio di palma fa male: FALSO
– Terrorizziamo il consumatore: VERO
– Togliamo l’olio di palma e lo sostituiamo con altro ingrediente definendolo migliore: FALSO
– Mettiamo l’etichetta “senza olio di palma” per rassicurare e gratificare il consumatore: FUORVIANDOLO
– Il consumatore si sente rassicurato e gratificato e acquista il “senza”: ILLUSO

Come definirebbero questo schema le solerti associazioni dei consumatori che ricevono inserzioni e sponsorizzazioni dai medesimi gruppi alimentari e della distribuzione che lo praticano e lo hanno pianificato?

Secondo questo schema, l’olio di palma non è buono:

per la nostra salute, tanto da invocare il principio di precauzione – sostituendosi addirittura alle autorità competenti che – per inciso – nel frattempo hanno notevolmente ridimensionato il rischio reale e introdotto limiti di sicurezza per TUTTI gli olii.

per l’ambiente, perché non è sostenibile.

Sono entrambe affermazioni errate come abbiamo già ampiamente dimostrato, ma prendiamole per vere per un momento. Vogliamo infatti, fidarci di un’azienda che impiega lo slogan Buono per Te Buono per il Pianeta e che ha fatto della sostenibilità un mantra.

Abbiamo voluto approfondire meglio la questione studiando anche il Rapporto di Sostenibilità 2017 Barilla.

Nel capitolo Buono per Te leggiamo che Barilla ha sostituito l’olio di palma con “30 diverse tipologie di olii vegetali, tra cui in particolare l’olio di girasole, che consente un miglioramento significativo del profilo nutrizionale dei prodotti e una maggiore friabilità”.

L’olio di girasole è povero di grassi saturi e ci ricorda i meravigliosi campi che colorano le nostre campagne, quindi il prodotto nazionale di una coltivazione sostenibile. Ma il girasole di Barilla non è detto che venga dall’Italia, vista l’elevata quota di importazioni italiane dai campi dell’Est Europa.

Con il nostro studio abbiamo già smontato la bufala dei grassi saturi. Pur eliminando l’olio di palma i grassi saturi non sempre sono inferiori rispetto ai prodotti che usano olio di palma o se c’è un miglioramento è minimo, e quindi non rilevante rispetto alla media di mercato e non sufficiente per comunicare al consumatore che “senza olio di palma” è meglio. Così afferma il Ministero dello Sviluppo Economico.

Torneremo presto a parlare del tema salute e grassi saturi con nuovi articoli e ricerche, portando alcuni esempi pratici che dimostreranno che “senza olio di palma = meno grassi saturi” non è una formula matematica ma spesso è una bufala. Per ora concentriamoci sull’equazione “senza olio di palma = più sostenibile”.

Nel capitolo Buono per il Pianeta Barilla cerca, giustamente, di comunicare ai suoi consumatori la bontà dal punto di vista ambientale dei suoi prodotti ed il suo contributo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Dall’analisi degli impatti ambientali (LCA) delle materie prime utilizzate dall’azienda nel 2016 scopriamo però che il carbon footprint dell’olio di girasole (espresso in t co2eq), ossia l’impatto dal punto di vista delle emissioni di gas climalteranti, è quasi il doppio di quello dell’olio di palma. Questo vuol dire che per produrre 1 tonnellata di girasole viene emesso l’equivalente di 2.66 tonnellate di gas che contribuiscono all’effetto serra. Per produrre 1 tonnellata di olio di palma invece 1.65. La differenza è più che evidente. La tabella del Rapporto è significativa.

Anche sul consumo di acqua i numeri non sono favorevoli alla sostituzione dell’olio di palma. Per 1 tonnellata di olio di palma vengono consumati 2.448 metri cubi di acqua, per la stessa quantità di girasole 3.148 e per la colza 4.336.

In termini invece di sfruttamento complessivo delle terre (ecological footprint) è ancora più evidente quanto gli oli alternativi a quello di palma siano di gran lunga peggiori. In via definitiva, l’olio di girasole e quello di colza NON sono più sostenibili di quello di palma.

E c’è di più…

In Barilla si presta particolare attenzione alle “materie prime provenienti da filiere con potenziali criticità ambientali e sociali”, selezionate in modo responsabile. E nel Rapporto c’è una tabella che riporta la quota di acquisti selezionati da filiere gestite in modo responsabile sul totale.

Ma allora perché nel 2016 si è deciso di sostituire l’olio di palma abbandonando proprio l’unica filiera dichiarata al 100% responsabile per diventare un’azienda “zero olio di palma”? 

Perché puntare sul girasole se la filiera è gestita in modo responsabile solo per il 28% ? Per non parlare della colza (0%).

Quale sarebbe il vantaggio se anche la Life Cycle Analysis dimostra chiaramente che l’olio di palma è più sostenibile in termini di impatto ambientale?

Qual è il vantaggio per il Pianeta?

La verità è che (anche per Barilla) l’olio di palma è meglio per il Pianeta.

Nel rapporto Barilla si preoccupa anche di precisare che “l’olio di palma utilizzato è certificato dalla Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) e in linea con la posizione Barilla riguardo all’olio di palma”, mentre l’olio di girasole proviene da “filiere presidiate tramite disciplinari di coltivazione” e per la colza “è in corso l’analisi del contesto locale e di possibili collaborazioni” con i fornitori francesi.

Ma a differenza di altre aziende, più coerenti e rispettose dei consumatori, Barilla non spiega che eliminando l’olio di palma proveniente da filiere responsabili non si risolve il problema della sostenibilità, anzi lo si peggiora. Avrebbe dovuto continuare a sostenere che al momento, l’olio di palma sostenibile è la soluzione migliore in un mondo di 7 miliardi di individui affamati, gli stessi a cui Barilla e l’industria alimentare nel suo complesso puntano commercialmente.

Allora, perché?

Questione di marketing. Ed il marketing – specialmente in un mercato maturo dove le quote di mercato vanno difese e conquistate – ha sempre ragione.

L’industria alimentare ha tutto il diritto di sostituire l’olio di palma anche a discapito della qualità e della sostenibilità dei propri prodotti, sono scelte strategiche sacrosante. Ma non ha il diritto di illudere i consumatori con il claim “senza olio di palma” e argomentazioni fuorvianti. E’ una questione di rispetto dei consumatori.

Barilla ha sostenuto pubblicamente l’impiego dell’olio di palma fino al 2016. Nel video, Paolo Barilla in sostegno dell’olio di palma alla Conferenza “La verità, vi prego, sull’olio di palma” tenutasi alla Camera dei Deputati nel 2015.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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