Senza olio di palma: buono per chi?

Il senza olio di palma è uno specchietto per le allodole: a confessarlo ormai sono le stesse imprese che hanno usato questo strumento di marketing per cercare di accaparrarsi quote di un mercato che era diventato ormai saturo e stagnante. Barilla spiega come l’azienda ha investito 30 milioni per sostituire l’olio di palma, eppure avevano sempre difeso l’uso dell’OdP dagli attacchi delle NGO salutiste e ambientaliste.

Il senza olio di palma è uno specchietto per le allodole. E’ così evidente che a confessarlo ormai sono le stesse imprese che hanno usato questo strumento di marketing per cercare di accaparrarsi quote di un mercato che era diventato ormai saturo e stagnante. Non a caso il mondo scientifico ha sempre espresso le sue perplessità su questa strategia denigratoria. Da ultimo, il Prof. Pietro Migliaccio, Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, che ha chiaramente sottolineato come “i prodotti alimentari “senza olio di palma”, “senza glutine” o “senza lattosio” sono legati più a logiche di mercato che a ragioni salutistiche” (ADNKronos).

Buono per noi?

Dacci la possibilità di tenerti aggiornato

Non tutti sanno che l’acido palmitico, il principale componente dell’olio di palma (OdP), è l’acido grasso maggiormente presente nel latte materno. Così, come ci si dimentica che il 50% dei grassi presenti nell’OdP sono insaturi.

Non c’è alcuna prova scientifica che dimostri effetti negativi dell’OdP sulla salute, se consumato all’interno di una dieta equilibrata. Il problema sono i grassi saturi ? Il burro, per esempio, ne ha più dell’OdP, eppure oggi viene osannato da tutti.

Non vi è alcuna ragione per sostituire l’olio di palma. Come dimostra il nostro studio infatti, in molti casi la sostituzione dell’olio di palma non ha migliorato le caratteristiche nutrizionali dei prodotti. L’etichetta “senza olio di palma” quindi, inganna il consumatore, inducendolo a pensare che il prodotto sia migliorato. Ma non è sempre così.

Buono per il pianeta?

Sul piano ambientale, le piantagioni di palme non sono esenti da responsabilità in merito alla deforestazione, ma certamente, molto meno di altre coltivazioni o allevamenti. La maggior parte dell’olio di palma importato in Europa è certificato come sostenibile, cioè non è causa di deforestazione e la sua coltivazione salvaguarda l’ambiente. In altre parole, l’olio di palma sostenibile è preferibile a qualsiasi altro olio vegetale non certificato (girasole, colza, soia).

Perché non usare OdP sostenibile? Quanto sono sostenibili le coltivazioni da cui si ricavano grassi con cui è stato sostituito il palma?

Buono per loro?

A dimostrare questa farsa commerciale sono le stesse aziende che oggi si arrampicano sui vetri per giustificare la loro scelta.

Di recente, l’azienda Divella, ha ammesso in merito al glifosato: “E’ lo stesso allarmismo che si è fatto sull’olio di palma nei prodotti da forno. Ora si usa l’olio di girasole, che ha però qualità e caratteristiche diverse, non sempre migliori per i consumatori” (Libero Quotidiano). Capito? Eppure sulle etichette dei prodotti Divella campeggia la dicitura “senza olio di palma”.

In una recente intervista al megafono di Confindustria, il Dr. Guido Barilla spiega come l’azienda ha investito 30 milioni per sostituire l’olio di palma. Eppure Barilla aveva sempre difeso l’uso dell’OdP dagli attacchi delle NGO salutiste e ambientaliste.

In un convegno tenuto alla Camera dei Deputati il 14/10/2015, Paolo Barilla dichiarò che relativamente alle accuse contro l’OdP “siamo in presenza di un’autentica isteria nazionale. Siamo caduti come dei polli in un tranello mediatico che rischia di danneggiare pesantemente l’industria italiana” (Formiche.net). Poi, all’improvviso, senza alcuna coerenza scientifica, ha deciso di abbandonarlo.

Ci sono aziende in Italia e in Europa che continuano ad utilizzare il palma il cui commercio è in forte crescita in tutto il mondo, tranne in Italia. Queste imprese investono sulla sostenibilità e soprattutto non fingono di credere alla farsa salutista per nascondere strategie commerciali disperate.

Per Guido Barilla la sostenibilità del sistema alimentare nel mondo è a rischio “e un imprenditore responsabile non può non tenerne conto” (Il Corriere della Sera). Prima di salvare il mondo dovrebbero più semplicemente preoccuparsi di non fuorviare i consumatori con un claim potenzialmente fasullo da punto di vista legale. Dicano la verità: il palma non fa male, è sostenibile, ma preferiamo non usarlo. Sarebbe una decisione discutibile, ma almeno trasparente e coerente. Altrimenti la favola di Barilla avrebbe un finale.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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