CETA, populisti in piazza contro consumatori e imprese agricole

Foto: Twitter Coldiretti Campania @ColdirettiC

 

Nel mondo politico italiano più un argomento è complesso più diventa argomento di propaganda per gruppi e forze politiche alla perenne ricerca di un complotto da cavalcare, sfruttare, esibire. È il caso del CETA, il trattato di libero scambio tra Ue e Canada.

Mentre in Parlamento si discute la sua ratifica, fuori dalle aule un fronte eterogeneo di politici di destra e di sinistra, di associazioni ed organizzazioni si è riunito per manifestare il proprio dissenso contro quella che ritengono la condanna a morte del Made in Italy. Ma le cose stanno veramente così o le manie protezionistiche di Coldiretti e soci ormai sono fuori controllo?

Il CETA è il più importante accordo commerciale internazionale dai tempi del NAFTA: è stato firmato alla fine di una trattativa durata 5 anni, dal 2009 al 2014, ed è stato ratificato dal Parlamento europeo nel febbraio scorso. Uno dei suoi effetti principali sarà l’eliminazione della gran parte delle tariffe doganali tra Unione Europea e Canada. Inoltre sarà consentito alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viene stabilito il reciproco riconoscimento di titoli professionali. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici oltre a nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali.

Qualche dato concreto: nel 2015 le esportazioni dall’Unione Europea al Canada hanno avuto un valore di 35,2 miliardi di euro. Quando l’accordo sarà pienamente operativo questa cifra potrebbe aumentare di oltre il 20 per cento. Uno studio del 2008, condotto sia dall’Unione Europea sia dal governo del Canada, sostiene che dopo circa sette anni dall’implementazione dell’accordo le entrate annuali per l’Unione Europea dal commercio col Canada aumenterebbero di circa 11,6 miliardi di euro (mentre in Canada, viceversa, dovrebbero aumentare di 8,2 miliardi di euro). In generale le esportazioni dai paesi UE verso il Canada aumenteranno del 24,3 per cento.

All’isterismo di quelli che accusano il CETA di pirateria alimentare a danno dei più prestigiosi prodotti Made in Italy, andrebbe forse ricordato che all’interno trattato esiste un intero capitolo dedicato alla tutela delle indicazioni geografiche e della proprietà intellettuale, oltre che alla promozione delle nostre produzioni di qualità in Canada. L’accordo prevede la tutela di 143 indicazioni geografiche europee, di cui 41 italiane, a cui il Canada dovrà garantire un livello di tutela del tutto assimilabile a quello europeo. 41 indicazioni geografiche sono troppo poche? La lista rimane aperta a successive integrazioni e dunque è probabile che in futuro aumentino i marchi nella lista.

Il CETA è anche riuscito ad introdurre il divieto di registrare marchi ingannevoli per il pubblico relativamente all’origine geografica dei beni, in un sistema molto diverso come quello nordamericano. Questo significa mettere un freno al fenomeno dell’italian sounding, quella pratica odiosa volta ad evocare una presunta italianità del prodotto e che costa alle nostre aziende oltre 50 miliardi di euro ogni anno.

Ritorna sempre la solita solfa. Si semina allarmismo barattando la disinformazione per un po’ di consenso, con il rischio di far perdere all’Italia e all’Europa una grandissima opportunità. Coldiretti e tutti i populisti in piazza oggi dimostrano di non pensare a tutte le imprese agricole che potrebbero guadagnare molto di più senza i dazi doganali Canadesi e con la tutela del marchio riconosciuta da entrambe le parti. Sono i soliti difensori di pochi interessi corporativi che hanno bloccato l’Italia ed è triste vedere la politica attivarsi solo quando serve una manciata di voti. Mai quando serve difendere i cittadini e i consumatori.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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