Sigaretta elettronica: I conti del Governo non tornano

Anche il settore delle sigarette elettroniche rende meno del previsto allo Stato a fronte però di 1,3 milioni di consumatori. Il Governo sembra indifferente al mancato gettito fiscale e non sembra intenzionato a regolamentare meglio il settore per promuoverne lo sviluppo e impedire l’elusione fiscale.

In Italia si ha sempre un certo pudore nel parlare di tabacco e dei prodotti ad esso succedanei, sia pubblicamente sia privatamente. È un argomento scomodo che però contribuisce in modo sostanziale al bilancio dello Stato ed è per questo che noi continueremo a parlarne nonostante il silenzio generale della politica. Ed in particolare parleremo della sigaretta elettronica.

Perciò sosteniamo con piacere un’interrogazione parlamentare presentata dai Senatori Fucksia, Ceroni, Compagna, Di Giacomo, Liuzzi, Mandelli, Quagliariello e Serafini, che hanno chiesto spiegazioni al Ministro dell’economia e delle Finanze in merito ai consistenti ammanchi per le casse dello Stato rispetto alle previsioni d’entrata stabilite annualmente dalla Legge di Bilancio per la categoria sigarette elettroniche.

Siamo preoccupati perché il Governo ha ammesso che dalla tassazione di questo prodotto potrebbero perdersi per strada, rispetto alle previsioni, 2 milioni di euro. Poca cosa, si potrebbe pensare, rispetto al valore di una finanziaria o rispetto al gettito delle sigarette che supera i 10 miliardi. Tuttavia come sottolineato da ECigIntelligence, società che analizza il mercato delle sigarette elettroniche, stando al valore del mercato italiano per il 2016, le entrate provenienti dalla commercializzazione di questo prodotto  avrebbero dovuto sfiorare i 325 milioni di euro su base annuale fra imposta di consumo e device. Mica bruscolini.

Perché allora le previsioni del Governo oggi sono scese ad appena 3 milioni dai 5 iniziali? Eppure il numero di svapatori è in continua crescita. L’ultima Indagine DOXA-ISS del 2017 riporta un numero di utilizzatori fra abituali e occasionali pari a circa 1,3 milioni, di cui il 36,5% senza consumare nicotina e il 63,5% invece consumatori di nicotina. Possibile che si ricavino solo 3 milioni di euro di gettito da un prodotto ormai radicato nelle abitudini italiane?

Su questo tema per fortuna non ci interroghiamo solo noi, watchdog della libertà di scelta del consumatore, ma anche il Parlamento e il Presidente di ANAFE, Massimiliano Mancini. In una intervista rilasciata sulla rivista SigMagazine, ha invitato a riflettere sull’attuale regime di prelievo fiscale sulle e-cig e ha ricordato che il settore è ancora in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale che dovrà individuare il fondamentale principio di diritto sul quale costruire la nuova fiscalità del settore.

Innanzitutto sottolineiamo l’importanza di parlare delle questione sigarette elettroniche sulla quale deve esserci chiarezza per non pregiudicare lo sviluppo di questo settore a grande potenziale ed evitare complicazioni legate alla legislazione e alla tassazione. È opportuno, infatti, che si trovino soluzioni che possano contemperare tutti gli interessi coinvolti: il gettito erariale, la tutela della salute e la salvaguardia della concorrenza che deve essere garantita in qualsiasi mercato libero.

Tuttavia riguardo la legittimità della tassazione sulle sigarette elettroniche va detto che la legge attualmente in vigore è chiara e la pronuncia di costituzionalità coinvolge esclusivamente il trattamento fiscale dei liquidi senza nicotina, per cui il pagamento dell’imposta di consumo è sospeso. Ne consegue che, in nessun modo, possa dirsi legittimo il mancato pagamento dell’imposta sui liquidi contenenti nicotina, oggetto in questo Paese di un gigantesco fenomeno di elusione fiscale.

Ci sono molte cose che si possono fare da subito, senza attendere la Corte Costituzionale. Per esempio, condurre serrati e rigorosi accertamenti con le relative sanzioni a chi cerca di eludere. Inoltre si potrebbe stimolare, come sta già avvenendo, il dibattito pubblico sul tema, invitando il Governo ad intervenire e a chiarire le proprie iniziative e le proprie posizioni. Aspettare sempre l’intervento della giustizia in Italia può essere non solo rischioso visti i tempi mediamente lunghi, ma anche controproducente per i privati e, come in questo caso, spesso non risolve i veri nodi problematici.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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