Olio di palma, la stupidità europea: con la RED vince il protezionismo

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi la direttiva “Red II”, che prevede l’eliminazione dell’olio di palma dalle miscele di biocarburanti in Europa entro il 2020. Ma Indonesia, Malesia e Tailandia sono tra i principali produttori ed esportatori di olio di palma al mondo e i loro rapporti commerciali con l’Unione Europea hanno un forte impatto nella nostra economia. 

Oggi l’Unione Europea ha dimostrato ancora una volta la propria ipocrisia e la necessità di essere riformata radicalmente. La direttiva “Red II” per la regolamentazione delle energie rinnovabili, che prevede l’eliminazione dell’olio di palma dalle miscele di biocarburanti in Europa entro il 2020, è stata approvata e le lobby degli altri oli vegetali stanno ridendo come iene sul cadavere del loro nemico. Questo è ciò che è diventato un sistema sovranazionale nato per promuovere il benessere e la cooperazione: un luogo di scambio di favori dove il protezionismo uccide l’innovazione e il libero commercio.

Per capire la sciocchezza commessa dai parlamentari europei bastano pochi semplici numeri. Indonesia, Malesia e Tailandia sono tra i principali produttori ed esportatori di olio di palma al mondo. I loro rapporti commerciali con l’Unione Europea si possono riassumere così per l’anno 2016:

RAPPORTO COMMERCIALE UE-MALESIA (Dati Commissione Europea)
Importazioni dell’UE dalla Malesia: 22 miliardi €
Esportazioni dell’UE verso la Malesia: 13,2 miliardi €
RAPPORTO COMMERCIALE UE – INDONESIA
Importazioni di beni dell’UE dall’Indonesia: 15,5 miliardi €
Esportazioni di beni dell’UE verso l’Indonesia: 10 miliardi €
Esportazioni di servizi dall’UE verso l’Indonesia: 4,1 miliardi €
RAPPORTO COMMERCIALE UE-TAILANDIA
La Tailandia è il terzo più grande partner commerciale dell’UE nell’area ASEAN
Il totale degli scambi di beni e servizi tra UE e Tailandia ha un valore di 32,9 miliardi €
IMPATTO DELL’OLIO DI PALMA IN UE (Dati Europe Economics)
Posti di lavoro direttamente collegati alla filiera: 93.620
Crescita del PIL generata: 6,42 miliardi €

Tutti e tre i paesi oggi sono uniti contro l’Unione Europea a causa di questa votazione che li ha privati dell’opportunità di commerciare una delle materie prime su cui si basano le loro economie e il loro sviluppo. Una materia prima che grazie all’innovazione e alla ricerca ha raggiunto alti standard di sostenibilità, con un trend in crescita delle filiere sostenibili. Da domani Indonesia, Malesia e Tailandia potrebbero decidere di boicottare beni e servizi europei: 350 milioni di consumatori e quasi 100 miliardi di euro di mercato. A questo aggiungiamo che la filiera in Europa ha generato più di 90 mila posti di lavoro e una crescita del PIL stimata in 6,42 miliardi di euro che potrebbero essere a rischio o quantomeno calare.

Se quella del Parlamento Europeo vi sembra una decisione sciocca, priva di razionalità e scritta da lobby protezionistiche, non preoccupatevi, state bene. Solo l’UE pensa di aver fatto la cosa giusta e di essere in salute!

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

2 thoughts on “Olio di palma, la stupidità europea: con la RED vince il protezionismo

  1. Alberto Mario Bargossi

    solo gli stupidi e quelli in malafede affermano , spesso con forza e assertività , di avere soluzioni semplici, addirittura banali per problemi complessi.
    La questione “olio di palma ” rientra secondo me tra questi problemi.
    Si nota che c’è un continuo scivolare da temi tipo sanitario a temi di tipo economico e ecologico.
    Non parlo dei primi, solo ricordo che il C16:0 (ac palmitico) risulta primario nella neosintesi lipidica e così indispensabile alla formazione delle strutture lipidiche del SNC . Ricordo anche l’uso dell’azeite (olio) de Dendè nella saporita e colorata cucina brasiliana.
    La convenienza nell’uso dell’olio di palma nell’industria di trasformazione agroalimentare è del tutto evidente sia dal punto di vista della palatabilità del prodotto che dal punto di vista della produzione e le aziende a richiesta forniscono dati (naturalmente “di parte”) ma molto interessanti.
    Anche la disponibilità per biocarburanti sembra di crescente interesse. Ma non ne so abbastanza .
    Ma altrettanto evidente è che si sta giocando una aprtita da cui i consumatori tendono ad esser esclusi.
    L’altro argomento suggerito dagli avversari dell’olio di palma è quello “ecologico”. Ancora una volta l’impressione è quella di un sottile gioco di propaganda che fa leva sui timori suggeriti. Ma anche qui non ne sappiamo abbastana per capire se davvero la produzione sia ecologicamente sostenibile. Ma lo stesso vale per la Quinoa !
    AM

  2. Paolo Amore Bianco

    Non sono d’accordo con Voi. Il problema è che per decenni si è proceduto alla distruzione della grande foresta per ricavare legno pregiato ,passando magari alla pianta di palma.
    La distruzione della foresta equatoriale sta contribuendo (vedi anche il problema della foresta amazzonica) al progressivo aumento delle temperature del globo con disastri ambientali, alluvioni, incendi, freddo e caldo in eccesso.
    Anche l’agricoltura intensiva, il ricorso eccessivo alle energie del sottosuolo, petrolio metano etcc. contribuisce al problema della Vita futura. Occorre ricorrere maggiormente alle energie del sole, del vento e dell’acqua . Cordiali saluti . Paolo Amore Bianco.

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