L’olio di palma è meglio del burro. Lo scopriamo grazie a Coldiretti.

Della presunta relazione fra la crescita esponenziale del prezzo del burro e un minore utilizzo dell’olio di palma avevamo già parlato qualche mese faSfortunatamente questa bufala sta tornando a correre anche su qualche quotidiano di portata nazionale, grazie soprattutto alla visibilità mediatica di Coldiretti.

Perché secondo Coldiretti i produttori, le aziende alimentari e i consumatori dovrebbero preferire il burro al posto dell’olio di palma? Vediamola da un punto di vista scientifico/fattuale:

1) Il burro costa di più e il prezzo è in crescita;
2) Non ha un profilo nutrizionale migliore dell’olio di palma (contiene più acidi grassi saturi e colesterolo);
3) Gli allevamenti intensivi sono meno sostenibili e impattano di più sull’ambiente rispetto alle coltivazioni di olio di palma.

Della presunta relazione fra la crescita esponenziale del prezzo del burro e un minore utilizzo dell’olio di palma avevamo già parlato qualche mese fa. Sfortunatamente questa bufala sta tornando a correre anche su qualche quotidiano di portata nazionale, grazie soprattutto alla visibilità mediatica di Coldiretti che ha tutto l’interesse nell’intestarsi la battaglia protezionistica contro il grasso tropicale ampiamente usato ed apprezzato nelle formule dei prodotti confezionati.

Prendersela con l’olio di palma è facile. In Italia non ha nessuna rappresentanza istituzionale, non essendoci una categoria come i coltivatori o gli esportatori. Ma quella di Coldiretti non è solo un esibizione di potere fine a sé stessa: sta lanciando un messaggio alle istituzioni a scapito del consumatore, della libera concorrenza e dei soldi del contribuente.

Il prezzo del burro è effettivamente salito vertiginosamente, ma i fattori che hanno inciso su questo rincaro sono ben diversi rispetto al fatto che l’olio di palma si utilizza di meno dopo le campagne denigratorie degli ultimi anni.

Innanzitutto l’olio di palma veniva e viene tutt’ora utilizzato soprattutto da aziende alimentari di medie-grandi dimensioni per produrre cibo confezionato di ogni tipo (biscotti, snack, creme). Alcune di queste lo hanno effettivamente sostituito dopo le pressioni ricevute dal alcune associazioni ambientaliste e dopo che i media hanno contribuito a diffondere un certo allarmismo basato su false informazioni anti-scientifiche.

Ma con cosa lo hanno sostituito? Con il burro? No. Come dimostra una ricerca comparata che Campagne Liberali ha realizzato su 25 prodotti confezionati di uso comune, le aziende hanno utilizzato altri oli vegetali (girasole, colza, karité, cocco) al posto dell’olio di palma.

In secondo luogo, le variabili che determinano la variazione del prezzo di un prodotto come il burro sono diverse. Fra le più influenti vi sono ovviamente le regole del mercato, ossia quelle della domanda e dell’offerta, che nel mondo globalizzato intervengono sempre più a livello internazionale. Il prezzo del latte a livello Europeo, dove è in vigore la PAC che sostiene gli agricoltori con diversi meccanismi di finanziamento e livellamento dei prezzi, è aumentato un po’ ovunque. A testimonianza di ciò è possibile vedere il grafico riportato in questo articolo.

Come riportato da diverse fonti, fra cui Coldiretti stessa, la produzione di latte negli ultimi anni è calata sensibilmente insieme al numero di stalle (-50% rispetto al 2005). Questo ovviamente ha ridotto il livello dell’offerta e provocato un conseguente aumento dei prezzi anche per i prodotti a base di latte come il burro.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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