Processo all’olio di palma: non colpevole

Frutto della palma da olio

Frutto della palma da olio

Il convegno tenutosi oggi presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli si apre con la parola “processo”. Lo chiama così il moderatore, Riccardo Quintili de Il Test Salvagente che ha recentemente pubblicato uno studio profondamente ostile all’olio di palma.

Un processo in cui vi sono ovviamente accusa, difesa e giuria popolare che va molto di moda in questi mesi. Ma chi è il giudice finale? In teoria il consumatore, ma se il consumatore riceve informazioni false anche il suo giudizio verrà inevitabilmente inquinato.

Ed ecco allora che parte il processo con due video a favore dell’olio di palma e uno contrario, senza eccessivi sbilanciamenti. Anche la discussione scientifica è molto equilibrata. Presenti il Prof. Marco Silano dell’Istituto Superiore di Sanità e il Prof. Gabriele Riccardi della Scuola di Medicina dell’Università Federico II.

Il punto toccato maggiormente non è, stranamente, il cancro o il cuore, ma il profilo lipidico. E allora giù a condannare i grassi, anche se scopriamo che nella dieta giornaliera i grassi saturi assimilati da prodotti che potenzialmente contengono olio di palma sono pochissimi rispetto a quelli assunti con altri cibi, quali carni, formaggi etc. E allora perché temerlo così tanto se ne consumiamo così poco? 

“E i bambini!! Chi pensa ai bambini!?” Tutti, ovviamente, sono i più indifesi. Ed è anche vero che necessitano di molti acidi grassi saturi nelle prime fasi di vita. Infatti il latte materno ne contiene parecchi e la metà di essi è costituita dall’acido palmitico di cui l’olio di palma è molto ricco. Dal pubblico interviene anche il dott. Cestaro, docente presso l’Università di Milano che ricorda come questo acido grasso saturo sia fondamentale per lo sviluppo dei neonati. 

Dunque fa bene o fa male sto palma? Dai vari interventi una sola risposta è emersa: di per sé non fa male. Se lavorato a temperature sopra i 200 gradi e senza adeguati controlli tecnologici potrebbe sviluppare alcune sostanze potenzialmente nocive. Tuttavia, come anche diversi relatori hanno riportato, le industrie italiane più attente e innovative hanno trovato il modo di eliminare il rischio di agenti cancerogeni, dotandosi di strutture di ricerca qualificate al loro interno.

Il consumatore quindi è tenuto a scegliere ed è giudice. Perché la scienza dimostra che non fa male in natura e che le possibilità di lavorarlo senza rischi esistono e vengono utilizzate dalle nostre migliori industrie alimentari.

Cosa manca in questo calderone? L’informazione. Presenti a rappresentarla due giornalisti su posizione opposte: Monica Rubino (La Repubblica) contro il palma, Andrea Cuomo (Il Giornale) a favore. Numerosi gli interventi dal pubblico a sottolineare come i giornali e i social network abbiano ingigantito l’allarmismo ingiustificato su questo ingrediente e abbiano contribuito a sabotare diversi prodotti. Il potere mediatico ha giocato il ruolo più determinante in questo processo. Peccato abbia tradito la propria missione, sbilanciandosi pesantemente contro l’olio di palma e tradendo la fiducia dei consumatori con titoli fuorvianti.

Al convegno odierno comunque, sono emersi le tesi di un lavoro scientifico e il pubblico ha dimostrato grande sensibilità. La scienza ci fornisce risposte, spesso incomplete, ma le migliori possibili nel preciso momento storico; l’uso e l’interpretazione che ne viene fatto determina chi vince e chi perde. E l’olio di palma nei mesi scorsi ha perso. Oggi invece ha vinto, perché la ragione ha dominato sulle emozioni. E i giornalisti hanno imparato qualcosa: non si inganni più il consumatore.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.