“Senza olio di palma”, etichetta fuori legge?

L’etichetta “senza olio di palma” presente ormai su moltissimi prodotti alimentari è il frutto di un’operazione esclusivamente commerciale che ha il chiaro obiettivo di rianimare un mercato ormai stagnante da anni. Eliminando un ingrediente si è convinti di guadagnare fette di mercato sottraendole ai concorrenti.

Questa operazione commerciale è stata mascherata con la volontà delle imprese di tutelare la salute e proteggere l’ambiente. Nulla di più falso: è sufficiente confrontare i prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti per comprendere che non sempre vi è stato alcun miglioramento nutrizionale (clicca qui per comparare i grassi saturi). Per questo, probabilmente, ai consumatori si comunica “senza olio di palma”, ma si omette di menzionare il sostituto con la medesima enfasi.

Addirittura negli USA degli anni 80′, dopo la guerra agli oli tropicali sostenuta dalle lobby degli altri oli vegetali americani, hanno capito che l’olio di palma poteva essere un’alternativa ideale ai grassi idrogenati e trans, considerati dannosi per la salute ed ampiamente utilizzati fino a quel momento. Continuare a demonizzarlo non aveva alcun senso da un punto di vista scientifico e nutrizionale. (Per ulteriori info leggi qui)

Se guardiamo al lato ambientale, dove l’olio di palma è stato accusato di ogni tipo di catastrofe naturale, ormai la produzione di questa materia prima ha raggiunto livelli di sostenibilità certificata in quasi tutti i paesi produttori. Perché dunque non impiegare l’olio di palma sostenibile vista la sua ampia disponibilità sul mercato? Ribaltando la domanda a tutte le aziende che lo hanno rimpiazzato: quanto sostenibile è il grasso con cui è sostituito il palma? Gli industriali grandi e piccoli non lo sanno, parlano confusamente di “animali salvati” o rilanciano slogan ambientalisti.

Finalmente, anche in Italia, si accende un barlume di speranza e ragionevolezza: il Ministero dello Sviluppo Economico si è pronunciato, attraverso una comunicazione ufficiale, sull’utilizzo del claim “senza olio di palma” che negli USA è illegale. (Per leggere la comunicazione del MISE clicca qui).

Secondo il MISE, la natura enfatica delle dichiarazioni dei produttori sulle confezioni dei prodotti alimentari, volte a sottolineare l’assenza o la presenza di determinati ingredienti, deve avere un riscontro concreto nella realtà. Per semplificare: al messaggio “senza olio di palma” deve corrispondere un vantaggio effettivo per il consumatore, sennò si tratta di pubblicità ingannevole.

Le aziende hanno tutto il diritto di cambiare o eliminare degli ingredienti, ma per enfatizzare questa scelta devono dimostrare un miglioramento oggettivo e significativo. Nel caso dell’OdP come dimostra la nostra ricerca – scaricala qui – in molti dei prodotti che hanno eliminato l’olio di palma il miglioramento è scarso o non è riscontrabile. Segue che la maggior parte delle etichette forniscono informazioni quantomeno non corrette al consumatore con il chiaro intento di illuderlo.

A queste conclusioni è giunto anche il Ministero dello Sviluppo Economico, senza mezzi termini: i consumatori devono avere informazioni corrette ed elementi completi per essere messi nelle condizioni di operare delle scelte libere e incondizionate.

Perché negli USA il “palm oil free” non è consentito? Perché considerato discriminatorio e ingannevole per il consumatore come stabilito dalla FDA, l’organo regolatore per quanto riguarda cibo e dispositivi medici negli Stati Uniti (per saperne di più leggi qui). Quand’è che anche in Italia prenderemo esempio da questa buona pratica, ristabilendo la verità scientifica una volta per tutte?

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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