Sacchetti per la spesa: la libertà di scelta non è biodegradabile

L’improvvisazione e la scarsa capacità di comunicare i propri provvedimenti dei Governi di questa legislatura colpiscono ancora. I 2 cent. di euro medi per ogni sacchetto biodegradabile o ultraleggero utilizzato per imbustare la frutta e la verdura nei supermercati sono, di fatto, una tassa indiretta. Nessun complotto renziano e nessuna forzatura, ma non prendiamoci in giro. Il fatto che si paghi un tot per la sostenibilità ambientale costituisce un peso non indifferente per il consumatore. È giusto?

L’improvvisazione e la scarsa capacità di comunicare i propri provvedimenti dei Governi di questa legislatura colpiscono ancora. I 2 cent. di euro medi per ogni sacchetto biodegradabile o ultraleggero utilizzato per imbustare la frutta e la verdura nei supermercati sono, di fatto, una tassa indiretta. Nessun complotto renziano e nessuna forzatura, ma non prendiamoci in giro. Il fatto che si paghi un tot per la sostenibilità ambientale costituisce un peso non indifferente per il consumatore. È giusto? Ovviamente no, perché le modalità di questa nuova legge non lasciano la libera scelta, non forniscono alternative e hanno ben poco a che fare con l’innovazione e la sostenibilità.

Innanzitutto occorre fare un po’ di chiarezza sullo svolgimento dei fatti. L’Unione Europea ha approvato due anni fa una direttiva (2015/720) sul tema degli imballaggi con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale negativo. Le borse di plastica di spessore inferiore ai 50 micron sono state individuate, fra gli imballaggi alimentari, quelle maggiormente utilizzate e quindi è stato previsto l’obbligo per gli Stati membri di adottare misure per ridurne l’utilizzo. L’Italia, come al solito, ha rischiato più volte le procedure d’infrazione per non aver implementato alcuna normativa in questa direzione e all’ennesimo richiamo è stata costretta a introdurre delle misure improvvisate e imperative verso il consumatore.

Essendo entrata in vigore il 1 gennaio 2018 ed essendo prevista l’indicazione nello scontrino del costo del sacchetto, mediamente 2 cent. al pezzo, l’attenzione pubblica ha incominciato a mormorare. Da un lato i detrattori “assoluti” che accusano il PD e il Governo di aver introdotto una nuova tassa e di aver favorito un’azienda amica. Dall’altra le forze di maggioranza e l’esecutivo che hanno difeso strenuamente questa legge addossando le colpe all’Europa e senza la capacità di spiegare efficacemente la sua ratio. Anche perché di ratio se ne vede poca, sinceramente. Da una parte e dall’altra.

Certamente non è possibile credere al complotto della lobby dei sacchetti rinnovabili. Allo stesso tempo il Governo non può prendere in giro i cittadini sostenendo che non vi siano effetti in seguito a questa legge. In ogni caso, infatti, i supermercati sarebbero costretti a scaricare i costi dei sacchetti biodegradabili sui consumatori sia in modo diretto, applicando un costo variabile tra 1 e 3 cent. come riportato da ANSA, sia in modo indiretto, aumentando il valore della merce acquistata per ammortizzare i costi degli imballaggi. Cosa che, a quanto pare, già avviene. E, dunque, si tratterebbe di una tassa indiretta a tutti gli effetti.

Questa legge nega la libertà di scelta. Era possibile prevedere modi alternativi per consumare meno plastica senza costringere i consumatori a pagare un sovraprezzo per ogni spesa? Certamente. Ad esempio permettendo a tutti di scegliere fra il portarsi una borsa da casa, magari acquistabile proprio nei supermercati in modo che rispetti tutti i criteri igienici e ambientali, o pagare un sovraprezzo utilizzando quelle ultraleggere. Allo stesso tempo sarebbe stato possibile incentivare gli esercenti a utilizzare solo sacchetti ad alta percentuale di biodegradabilità fin da subito in modo da stimolare anche il mercato a produrre imballaggi sempre più ecocompatibili e innovativi. Era possibile comunicare meglio al consumatore questa scelta? Ovvio. Ma è stata scelta la strada dell’opacità come su molti provvedimenti presi in questa legislatura. E l’opinione pubblica non ha perdonato.

Il rispetto dell’ambiente e la cultura della sostenibilità sono fondamentali, ma lo è anche educare e comunicare con il cittadino per potergli garantire libertà di scelta e, soprattutto, evitare di gravare sulle sue tasche. Non è chiaro se la politica contemporanea abbia assorbito questo concetto: imporre e calare dall’alto un’idea o una politica negando il principio di libertà è sempre una mossa sbagliata. Lo è per questioni di più ampia portata così come per temi radicati nella quotidianità delle persone.

Photo Credit: Corriere.it

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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