Il ricatto ambientalista

ricatto ambientalista

Le ONG come Greenpeace hanno compreso la debolezza culturale delle industrie e la sfruttano per raccogliere fondi e promuovere pericolose politiche che negando la scienza minacciano la prosperità e il benessere così come la ricerca di una migliore sostenibilità ambientale.

Ci risiamo. Quando Greenpeace ha bisogno di risorse trova sempre il modo per far partire campagne pretestuose. L’olio di palma è oggi il bersaglio più facile. Greenpeace accusa industrie e produttori ma mai riconosce i meriti quando ci sono – e ci sono – e mai propone come migliorare. Sono bravi a fabbricare certificazioni di ogni natura, purché portino risorse alle casse.

Sono bravi a gridare, da veri militanti. L’industria e le imprese hanno paura, e cascano – volutamente – nella trappola. Ascoltare Greenpeace è importante, sottomettersi è sbagliato. Non dimostra che le imprese imbrogliano con pratiche scorrette. Dimostra semplicemente la scarsa consistenza dei modelli di business, e del personale – middle management.

La scienza, i fatti, e la realtà, dimostrano che al momento, non c’è alcuna alternativa all’olio di palma. Rinunciarvi significa il caos: impoverimento della popolazione, disastro ambientale. Si veda per esempio, l’ultimo studio UNIC. Si deve perciò operare per raggiungere una maggiore sostenibilità della filiera. Non è facile. Ma è la strada da perseguire. E i risultati, eppure lentamente e con tante difficoltà stanno arrivando. Non è un mondo perfetto, dobbiamo farne una ragione. È la realtà dei fatti.  Persino Papa Francesco nella sua enciclica spiega che quello tra uomo e ambiente è un bilanciamento delicato. Le coltivazioni di palma da olio al momento riescono a bilanciare questo rapporto che altrimenti cadrebbe da uno dei due lati.

Invece cosa propone Greenpeace:

  • Stop totale ad ogni tipo di attività nelle foreste. Un tuffo nel passato di circa 500 anni. Un’interruzione nella produzione di olio di palma nella regione, consentirebbe si una minore deforestazione, ma depriverebbe migliaia di famiglie di un posto di lavoro lanciandole in mezzo alla strada, in preda alla fame e alla miseria. Tornare indietro di anni, rallentare la crescita economica e promuovere la povertà non è una ricetta vincente.
  • Migrare verso un altro tipo di coltura. Abbandonare l’olio di palma per un un altro ingrediente porterebbe invece solo ad una maggiore deforestazione, essendo necessari più spazi per generare lo stesso profitto.

Chiedere dunque un’uscita dall’olio di palma vuol dire chiedere il caos. Una totale mancanza di responsabilità che spingerebbe milioni di consumatori verso ingredienti più pericolosi. Nessun individuo ha il coraggio di sostenere che la deforestazione incontrollata non sia un fenomeno pericoloso. L’unica soluzione è continuare a muoversi sempre di più verso la sostenibilità, riducendo l’impatto della deforestazione e contribuendo allo sviluppo economico di intere popolazioni.

Quello di Greenpeace è un ricatto. Se non fai come ti diciamo – e ci sostieni economicamente – diremo a tutti che inquini, imbrogli, distruggi. È un modello che sta spopolando tra le NGO. È un modello che si nutre di ideologia ed evita accuratamente il metodo sperimentale della scienza. È un modello che punta ad imporre un tipo di sviluppo che nega la libera scelta dei cittadini. È un modello a cui ci opponiamo. Le industrie aprano gli occhi.

 

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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