Riflessioni sulla destra di oggi

La destra di Berlusconi è oggi – come ieri – un mero accozzo di interessi materiali e di convenienze corporative. Hanno fatto uno sforzo vano coloro che hanno voluto vedervi dell’altro, ricostruendone i tratti culturali o le radici ideologiche.

A dar retta ai sondaggi, il centrodestra sembra avere il vento in poppa. Potrebbe non bastare, certo. Ma è fuori discussione che Berlusconi avrà molte carte da giocare dopo il 4 marzo. Potrà farlo con i suoi alleati, come assicura; o potrà rendersi disponibile per un governo di larghe intese, in nome della stabilità.

Persino i leader europei sembrano dargli credito. Il vecchio giamburrasca si è trasformato in un saggio uomo di Stato, affidabile e pacato. I giornali internazionali – una volta critici feroci delle sue mattane – lo trattano con riguardo, considerandolo un solido argine contro gli sfasciacarrozze di tutti i colori. Poiché anche lui nella sua carrozza variopinta ne ha fatti salire molti, promette di rabbonirli e di ricondurli alla ragione.

Questo racconto favolistico della politica italiana – che va per la maggiore – ha qualche elemento di verità. Ma è probabile che molti commentatori sbaglino a trarne una morale consolatoria. Il fatto è che tutto ciò non è una buona notizia per l’Italia. E suscita più di un interrogativo.

Ci si può chiedere, infatti, per quale motivo Berlusconi e i suoi alleati siano ancora sulla breccia, dopo aver dato prova di inettitudine e irresponsabilità durante la loro ultima deplorevole esperienza governativa, che lasciò il paese sull’orlo della bancarotta. Evidentemente, un congruo numero di italiani ritiene che quella fu una colpa veniale, oppure addebita quei disastri ad una malvagia cospirazione internazionale.

Nulla sembra scalfire le convinzioni dei suoi elettori: né l’incostanza delle posizioni né l’irrealismo delle promesse, né gli scandali né le menzogne. Non desta imbarazzo l’impresentabile compagnia di cui si è circondato in vent’anni, fatta di avventurieri, arrampicatori, politicanti e lacchè. La destra di Berlusconi è oggi – come ieri – un mero accozzo di interessi materiali e di convenienze corporative. Hanno fatto uno sforzo vano coloro che hanno voluto vedervi dell’altro, ricostruendone i tratti culturali o le radici ideologiche.

Ci fu un periodo in cui i berlusconiani cercavano il loro Michele Santoro. Fu sempre un buco nell’acqua. Dopo anni di discussioni, si è visto di recente che il modo più efficace per rappresentare gli umori della destra italiana sono i talk show di Maurizio Belpietro e Paolo Del Debbio, ovvero le zuffe, il qualunquismo e la demagogia. Tutto qui. Non c’è altro. È un peccato, perché il paese avrebbe bisogno di una destra seria, che patrocini la causa del merito e della responsabilità individuale, dei conti in ordine e del libero mercato, della laicità e della legalità. Ma per avere una destra seria, bisognerebbe avere un paese serio. Mancando l’uno, l’altra non può attecchirvi.

Ora che il mutamento del linguaggio ha reso accettabile ciò che prima era universalmente considerato indecente, questa destra può presentarsi come realmente è, e com’è sempre stata. Berlusconi, Meloni e ancor più Salvini con la sua banda di arruffapopoli non l’hanno creata: ne hanno soltanto allentato le briglie, svelandone il vero volto. Montanelli disse – poco prima di morire – che il “berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”. Forse aveva visto giusto, forse esagerava, o forse siamo talmente abituati al peggio che la feccia non deve prendersi la briga di risalire: nel pozzo ci siamo finiti noi.

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