Sul tabacco il Governo aiuta alcuni amici e punisce i cittadini

È stato pubblicato il decreto ministeriale che aumenta le accise sul tabacco. Una brutta notizia per i consumatori, soprattutto per quelli affezionati alle sigarette di fascia medio-bassa, che rischiano di trovarsi un prezzo maggiorato e una pessima notizia per chi lotta per la libertà di scelta.

Come avevamo anticipato sono state innalzate dai tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nonostante il parere contrario dei tecnici della Commissione Bilancio del Senato, tre voci che incidono in misura diversa e avranno come probabile conseguenza l’accrescimento dei prezzi al dettaglio:

  1. Aumenta l’aliquota di base applicata sulle sigarette dello 0,4% e passa così dal 58,7% al 59,1%;
  2. Aumenta di 0,5 punti anche l’aliquota specifica ossia una tassa calcolata come ammontare di tassazione fisso per quantità di tabacco. Varierà dal 10% al 10,5%. Questa aliquota determina conseguenze più regressive nell’impatto sui produttori (chi produce sigarette di fascia alta pagherà un po’ meno (circa 9 cent.) rispetto a chi produce sigarette di fascia medio-bassa (circa 11.);
  3. Aumenta di 5 euro anche l’onere fiscale minimo da 170,54 euro per ogni chilo di tabacco a 175,54 euro per chilo.

Queste previsioni potrebbero portare ad evidenti squilibri che danneggeranno non solo alcuni operatori, favorendone pochi altri, ma di conseguenza, costringendo le aziende ad aumentare il prezzo al dettaglio, anche il consumatore e lo stesso Stato. Vediamo perché:

  1. Il settore del tabacco è in contrazione da tempo (-8% da inizi 2017 vs stesso periodo del 2016). Qualsiasi ulteriore ritocco fiscale potrebbe peggiorare la situazione perché potrebbe  ad incidere sul prezzo finale al consumatore. Lo Stato che vuole ottenere 83 milioni nel 2017 e 125 nel 2018 rischia di prenderne di meno, anche a causa del Decreto uscito a Luglio invece che ad Aprile, e dunque di fallire i propri obiettivi;
  2. Con un settore del tabacco tradizionale in flessione, vi è già una situazione di rischio per i lavoratori che fanno parte della filiera. Sono circa 200.000 mila in Italia. Se le cose peggioreranno dal punto di vista fiscale, alcuni di questi posti di lavoro potrebbero essere a rischio. Chi risarcirà loro i potenziali danni?
  3. In questo momento particolare per la filiera, aumentare l’aliquota specifica, con impatto regressivo e a beneficio gli operatori di fascia alta, potrebbe avere effetti indesiderati per lo Stato stesso poiché garantirebbe meno gettito. Rappresenta dunque una specie di sgravio per tutte le sigarette di fascia medio alta che riduce l’effetto sul gettito e sulla pressione fiscale solo per alcuni brand. Mentre per le sigarette di fascia bassa non c’è alcuno alleggerimento fiscale perché subiscono maggiormente il peso dell’onere fiscale minimo. In questo modo vi è una potenziale spinta verso l’aumenti di prezzo delle fasce di prezzo basse con un potenziale influenza negativa sui consumatori spinti dal mercato legale a quello illegale (o di contrabbando con gravi conseguenze di sicurezza, salute e di sommerso). Ciò in virtù del fatto che sono proprio i consumatori delle sigarette di fascia bassa ad essere più sensibili ad un aumento dei prezzi;
  4. Non è con la coercizione, esercitata tramite le tasse, che si educa alla riduzione del fumo. Un cittadino consapevole, informato e libero di scegliere è responsabilizzato. Un cittadino costretto a subire le conseguenze della tassazione, è semplicemente arrabbiato e danneggiato.

Questi 4 punti potrebbero essere approfonditi ulteriormente ed in futuro ci riserviamo di farlo con le opportune documentazioni. Per il momento ci limitiamo a sottolineare come il Governo non abbia preso in considerazione la proposta di rimodulare le tasse sulle sigarette elettroniche in modo da guadagnare gettito e permettere al settore un rilancio né quella di tassare il tabacco utilizzato nei nuovi “device” che godono di uno sconto senza motivazioni concrete come quello usato nelle sigarette normali.

A perdere in ogni caso sono sempre i consumatori senza voce in capitolo; è bene ricordarlo per il futuro.

Campagne Liberali è un'associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico.

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