Parlamentarismo e voto

Il discorso di Conte al Senato e il successivo dibattito hanno aperto la crisi rispettando le procedure (del parlamentarismo, NDR). Ciò dispiace ai sovranisti, ma è un primo passo molto positivo per le istituzioni imperniate sul cittadino. Il dibattito parlamentare trasparente non è mai una perdita di  tempo. Perché la democrazia rappresentativa è il sistema migliore per far contare davvero il cittadino (non solo nei comizi) rendendolo consapevole dei problemi e consentendogli di scegliere meglio e dare indirizzi meditati.

Saltare questo passaggio ed andare subito al voto, sarebbe stato un errore grave, poiché le Camere del 4 marzo rappresentano i cittadini nella loro diversità ed è l’essenza della libertà civile il confronto interno alle Camere senza vincoli di mandato. Ricorrere alle urne aggirando le regole, esprime la visione tipica dei totalitarismi autoritari. Che disconosce la libera diversità individuale e vuol formare greggi drogati dalle parole d’ordine illusorie di un capo supposto capace di risolvere tutto. Per questo, i democratici per i quali evitare le urne rafforzerebbe le accuse dei sovranisti contro le élite, sono di fatto essi stessi dei sovranisti di complemento. Confondendo dibattito ed élite, sostengono che il parlamento e i suoi confronti non servono alla democrazia dei cittadini diversi e al fondo vogliono l’unità del bene comune nelle piazze con il conseguente vincolo di mandato agli eletti.

Ora, dopo la crisi in Parlamento, le consultazioni daranno al Presidente Mattarella altre indicazioni utili circa una soluzione. E saranno utili pure agli italiani per valutare le varie posizioni. Comunque appare chiaro che è impossibile prescindere dagli eletti del M5S e restaurare il vecchio sistema di governare. Pertanto, sarà decisivo il comportamento del PD. Qualora  digerisse il 4 marzo, rinuncerà all’impossibile (tipo il governo di legislatura tra gruppi assai differenti) e cercherà un accordo su pochi problemi più urgenti per dar vita ad un governo di scopo.  Che completi la riduzione dei parlamentari e faccia la legge di bilancio in un quadro di scelte italiane non ostili all’UE della Von der Leyen, eletta con i voti determinanti del M5S uniti ai medesimi gruppi del governo di scopo, salvo FI (drogata dal sogno di centro destra ridotto a sovranismo illiberale). Dopo il governo di scopo, si voterà anche sulla scorta delle esigenze emerse nel frattempo

Tale obiettivo non è scontato. Altrimenti ci sarà un governo tecnico del Presidente per gestire il periodo fino al voto. Ma anche allora, il dibattito e il confronto Parlamentari saranno stati utili. Avranno fornito ai cittadini indicazioni concrete su chi cerca di cambiare il modo di governare, su chi non riesce a staccarsi dai miti del dover essere così simili al passato e su chi vuole l’alternativa sovranista dell’uomo al comando, che, detto dal leghista Giorgetti, non discute ma decide. Alla fine il voto sarà meno emotivo.

Raffaello Morelli

Raffaello Morelli, politico e autore liberale fin dall'epoca del PLI (e tutt'ora). E' stato dirigente nazionale di diverse associazioni liberali, ha svolto anche i ruoli di Consigliere Comunale a Livorno, Consigliere Regionale a Firenze e vice presidente della SACIS spa, redigendo migliaia di interventi e scritti politico culturali.

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